Ore di passione in Egitto, dove con un golpe militare l'esercito ha destituito dal ruolo di presidente Morsi, attualmente agli arresti domiciliari nelle stanze della Guardia presidenziale. Anche 12 collaboratori dell'ormai ex presidente sono in stato di arresto. L'esercito aveva dato un ultimatum a Morsi e all'opposizione affinché trovassero una soluzione pacifica alla crisi in corso, ma senza risultati. Così alle 21 di mercoledì sera El-Sissi, capo delle forze armate, in diretta tv ha annunciato la destituzione del presidente e la sospensione della Costituzione.

Attualmente il potere è stato affidato al giudice Mansour, che ha giurato la sua fedeltà al paese. Il suo incarico è ad interim e scadrà alle nuove elezioni. L'esercito ha promesso la formazione di un governo di tecnici che non escluderà nessuno o nessun movimento. Nella notte è scoppiato il caos nel paese: manifestanti infatti sono scesi in piazza per festeggiare la caduta di Morsi, ma si sono scontrati con i sostenitori dell'ormai ex presidente e sono intervenute le forze armate che hanno usato gas lacrimogeni. Il bilancio è tragico: si contano almeno 10 morti, un gran numero di feriti e diverse auto e negozi distrutti.

La crisi che sta travolgendo l'Egitto, che rischia di trasformarsi in una cruenta e sanguinosa guerra civile, ha avuto un grande impatto su tutto il resto del mondo.

 Barak Obama ha fatto sentire chiara e forte la sua voce: il presidente degli Stati Uniti si è detto molto preoccupato e ha auspicato un immediato ritorno ad un governo democratico. Inoltre, ha aggiunto il numero uno della Casa Bianca, il golpe dell'esercito rischia di mettere a rischio gli aiuti militari americani. Preoccupazione anche presso l'Onu, che tramite il suo segretario generale Ban Ki Moon ha invitato tutti a mettere da parte la violenza per fare spazio al dialogo per il bene di tutto il popolo egiziano.