Secondo il presidente siriano Bashar al-Assad “ciò che sta accadendo in Egitto è la caduta del cosiddetto Islam politico”, come si legge in una intervista rilasciata al quotidiano siriano Al-Thawra (fonte agenzia SANA). Ha inoltre aggiunto che “in qualunque parte del mondo si cerchi di usare una religione per fini politici o per dare benefici a singoli gruppi, si darà luogo ad un fallimento”.
Questo accade mentre le forze armate egiziane hanno sospeso la Costituzione e dato luogo ad un interim affidando la gestione al Presidente Supremo della Corte Costituzionale, con il mandato di procedere ad elezioni presidenziali anticipate, affermando che “le decisioni sono state prese per rispondere alla volontà popolare”. La posizione di Assad è illuminante rispetto alle scelte di Russia e Cina di porre il veto all’ONU per evitare risoluzioni che fermino il conflitto interno siriano, o ai ritardi con cui anche la UE e gli USA procedono verso la conferenza di pace “Ginevra 2”, la cui convocazione urgente è stata auspicata di recente anche dal Ministro degli Esteri italiano Emma Bonino.
La primavera araba del 2011 segna l’apertura della rivolta siriana, sfociata poi nella attuale guerra civile che ha prodotto secondo l’Unicef fino ad oggi 93.000 morti, di cui 6.500 bambini. Da quasi 800 giorni lo scontro siriano si è trasformato in uno scontro tra l’Islam oltranzista, sponsorizzato dai Fratelli Musulmani e altri gruppi legati all'Arabia Saudita ed al-Qa'ida, e il mondo arabo più moderato; creando tensioni in cui sono intervenuti in modo sporadico ma deciso, con lanci di missili, anche Turchia e Israele.
Ora l’occidente democratico si trova a dover assumere posizioni specifiche, non potendo ripetere l’assenza generale di intervento che già manifestò quando dallo scioglimento della Jugoslavia lasciò che si scontrassero etnie e religioni contrapposte in modo violento, pur di evitare l’avanzata islamica in Europa.
© RIPRODUZIONE VIETATA