LaCorte Costituzionale bacchetta i Professori del governo Monti e dichiaraincostituzionale la riforma delle Province contenuta nel famigerato decreto "SalvaItalia".
Sull'ondadel disgusto popolare nei confronti degli sprechi della politica e per farefronte alla tempesta dei mercati che spirava sugli italiani, il governo Montiaveva imposto manovre "lacrime e sangue" sul fronte del prelievo fiscale e, nelfrattempo, aveva cercato di dare in pasto al popolo qualche riforma dellapolitica.
Ovviamenteè difficile che la politica riformi se stessa, quindi i professori non furonoin grado di abolire le Province ma solo di trasformarle in Enti di secondo livello eridurne il numero.
Perintrodurre tasse e abbozzi di riforma, il governo utilizzò lo strumento deldecreto legge e del voto di fiducia, per blindare la strana maggioranza che losorreggeva.
All'epocatutti tacquero, c'era da salvare il salvabile con l'Europa in cattedra cheassegnava i compiti per casa.
Ora ilgiudice delle leggi, ha già cassato numerosi provvedimenti (taglio aglistipendi dei magistrati, prelievo sulle pensioni altre i 90 mila euro), mancavaall'appello la riforma delle province.
Secondola Consulta il governo non poteva procedere con lo strumento del decreto legge perchéfinalizzato a fronteggiare casi di "necessità e urgenza" e quindi nonutilizzabile "per realizzare una riforma organica e di sistema" come quella concernentela riforma e riduzione del numero delle Province.
Tuttovero, ma si dimentica il baratro, la tempesta finanziaria, la crisi politicache facevano da cornice a quel provvedimento.
Perfare fronte a questa crisi, a molte facce, il governo Monti aveva trasformatole Province in Enti di secondo livello, prevedendo l'elezione indiretta sia delconsiglio sia del Presidente, i quali non dovevano essere più votati dal popoloma scelti dai consigli comunali, come avviene per le Comunità Montane.Contestualmente si prevedeva la soppressione di circa 50 province, conpopolazione inferiore a 350.000 abitanti e un'estensione minore di 2.500 kmquadrati.
Solo unpolverone e fiumi d'inchiostro sui giornali. Tutto torna come prima. In Italiaè difficile fare riforme di qualsiasi tipo, troppi sono gli interessi, i veti,le norme, le pastoie.
Siamoun popolo di oltre ottomila campanili, ma abbiamo anche un sistemacostituzionale che ingessa l'azione governativa se non si trova un consenso plebiscitariosu ogni provvedimento.
Inquesto contesto al sistema parlamentare pare si sia sostituito il sistema deigiudici, con il trionfo di un formalismo giuridico esasperato che ci ricorda l'anticoadagio: "summum ius, summa iniuria".