Sono alcuni anni ormai (quasi 10)che la Polonia è entrata nell'UE. Per sua fortuna lo ha fatto poco prima dellacrisi del credito che ha colpito il resto degli stati dell'Unione, non dandolecosì il tempo materiale per indebitarsi. Un'altra mossa che ha permesso questacrescita è stata la non adozione della moneta unica europea (Euro). E a chi sideve questa scelta? Al presidente? Al ministro dell'economia? Assolutamente no.Infatti il presidente Donald Tusk nel 2007 aveva aperto alla moneta unica, nelmomento in cui si sarebbe avuto il pareggio di bilancio, ma grazie ad unsondaggio effettuato nel 2008 è stato portato alla luce come la grandemaggioranza dei cittadini polacchi non volessero l'adozione dell'Euro.

Inquesti anni lo Złoty Polacco (PLN) ha avuto alti e bassi con una svalutazionefinale di quasi il 70% rispetto all'Euro. Questo ha fatto sì che l'importazioneda altri paesi fosse più costosa rispetto ai prodotti locali, permettendo cosìuno sviluppo maggiore delle aziende polacche, le quali una volta migliorata laqualità dei prodotti si sono trovate in uno stato di "grazia" per quantoriguarda l'export. Infatti ben il 25% del fatturato polacco è assorbito dallaGermania, la quale compra prodotti di ottima fattura ad un prezzo molto piùbasso rispetto al mercato interno tedesco.

Ogni anno il PIL polacco aumentae le previsioni per il 2014 sono di un ottimo +2,5 per cento. Per permettere talesviluppo il governo polacco ha pensato bene di abbattere le aliquote fiscaliportandole da una soglia del 40 per cento a quella del 32, permettendo alleaziende di espandersi proprio quando la crisi si abbatteva sugli altri statieuropei.

Grazie a questa sua lungimiranza, la Polonia nel 2014 riceverà altri105,6 miliardi di euro dall'UE, il che la farà diventare la più grandebeneficiaria dell'Unione. Sembra proprio che per una volta ilgoverno abbia fatto gli interessi del paese e non i propri.

Questo ultimo punto èfondamentalmente la base della crisi economica italiana: il governo italianonon investe sul prodotto "nostrano". Negli ultimi 10 anni invece di incentivarela produzione si è arrivati ad una fuga di capitali e aziende all'estero allaricerca di una minore pressione fiscale ed una manodopera a basso costo. Ipaesi dell'est sono ovviamente i più presi d'assalto, ma sono ovviamente moltogettonati anche paesi asiatici, dove il costo della manodopera è pressoché nullo.

Cosa fare quindi per uscire dallacrisi? Sicuramente non posso dare una risposta certa a questa domanda, ma il modello polacco,almeno per quanto riguarda la valorizzazione dei prodotti interni, una migliorgestione delle aliquote fiscali per le aziende, una maggior sponsorizzazionedel Made in Italy e una miglior salvaguardia delle aziende italiane, sono sicuramente alla portata del nostro governo, semprechési inizi a guardare soprattutto al bene dell'Italia e dei suoi abitanti.