Femminicidio è dolore e morte! Per quanto si cerchi ancora di raccontarli come singoli casi di follia, il femminicidio appare sempre più chiaramente come un fenomeno culturale, e i numeri parlano chiaro.

Negli ultimi anni in Italia circa 200 donne sono state barbaramente uccise da mariti, fidanzati (o addirittura padri "padroni"), e da coloro con i quali hanno interrotto una relazione da poco tempo o da anni.

Un fenomeno che ci portiamo dietro dalla notte dei tempi, insieme alla convinzione che anche questa possa essere in qualche modo una forma d'amore.

Sfogliando i giornali, molto spesso si trova la storia di un delitto la cui trama è sempre la stessa: una donna uccisa in modo violento magari con decine di coltellate o con più colpi di pistola; la donna viene colta in casa o in mezzo ad una strada in pieno giorno sotto gli occhi di tutti.

La donna è una donna qualsiasi, giovane o sulla cinquantina, casalinga o impiegata, bella oppure anonima. L'assassino invece è sempre lo stesso, che gira con un'arma in tasca, l'ha già minacciata varie volte e non ha mai smesso di tormentarla.

Lui comincia col controllare tutto, per poi arrivare all'isolamento dagli amici, dalla famiglia di origine, da qualsiasi vita sociale. La vita della donna "deve" ruotare essenzialmente intorno al compagno.

Ma spesso capita che sia la donna stessa a rinchiudersi per evitare le continue pressioni psicologiche.

La gelosia diventa patologica, un'ossessione. E dopo l'isolamento, iniziano le critiche avvilenti e le umiliazioni. È solo l'inizio della "fine".

Si sopportano denigrazioni, insulti, intimidazioni e minacce che colpiscono l'autostima, il valore personale, la parte più profonda dell'anima. E ci si abitua, senza reagire.

E quando si vuole reagire, la violenza non è più mentale, ma diventa fisica...e l'anima diventa schiava dell'altro.

E storia dopo storia, umiliazione dopo umiliazione, emerge la sensazione netta e sgradevole che dietro i televisori a led e a schermo piatto e gli iPad e le webcam e i treni Frecciarossa che ti portano in tre ore da Milano a Roma, da Palermo a Bologna, da Napoli a Bolzano, riemergono rigurgiti di quell'Italia che speravamo essere già sepolta.

E le vittime, pur essendosi affermato almeno teoricamente un principio di pari opportunità, spesso nella nostra società risultano comunque essere più indifese. Indifese da tutto e da tutti: denunce di stalking lasciate sulle scrivanie dei commissariati, denunce di maltrattamenti e minacce prese poco in considerazione, perché una semplice denuncia non serve a far controllare queste bestie che lasciate libere di fare quel che la testa gli dice, continuano a rovinare la vita a molte donne.

C'è da dire però, che dalla rabbia, emerge anche un'Italia diversa. Migliore. Che consola. Dove sono sempre di più le donne che riescono a rompere le catene della rassegnazione, dei pregiudizi, della paura. Donne che denunciano. Che danno battaglia. Che si rivolgono ai centri di aiuto e sostegno per tirar fuori dai guai sé stesse e magari quelle che non ci riescono da sole. Non chiamatelo amore, per favore non fatelo se per questo si ricorre alla punta di un coltello o alla bocca di una pistola…per favore, non chiamatelo amore!

L'amore rende vive e non morte dentro, rende libere e non schiave delle più pericolose ossessioni, rende felici, serene e non tormentate. Questo non è amore se lacera l'anima e distrugge il più profondo dell'essere donna… Donna, Madre e Meravigliosa Creatura!

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