L'Italia è una Repubblica che riconosce a tutti i cittadini "il diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale". Lo dice l'articolo 49 della Costituzione italiana ed in tempi di riforme costituzionali ci chiediamo se avere un numero esagerato di partiti esprima veramente il grado di democrazia di un Paese civile. Andiamo a vedere cosa è successo nel 2013 alle ultime elezioni politiche (quelle che eleggono i componenti di Camera e Senato).

Ecco l'elenco dei partiti che si sono presentati alle elezioni politiche del 2013: Democrazia atea; Staminali d'Italia; Tutti insieme per l'Italia; Unione popolare; Movimento P.P.A.; Progetto nazionale; Popolari nazionali; Rifondazione missina italiana; Movimento progetto Italia MID; i Pirati; Partito di alternativa comunista; Meris; PRI; Indipendenza per la Sardegna; Riformisti italiani; Veneto Stato; Voto di Protesta; Liga veneta repubblica; Partito sardo d'azione; Liberali per l'Italia PLI; Indipendenza veneta; Io amo l'Italia; Fiamma tricolore; Casapound Italia; Die Freiheitlichen; Lista amnistia giustizia libertà; Forza nuova; Partito comunista dei lavoratori; Movimento 5 Stelle Beppegrillo; Rivoluzione civile; Futuro e libertà; Unione di centro; Scelta civica con Monti per l'Italia; SVP; Centro democratico; Liberi per una Italia equa; Partito pensionati; MIR moderati in rivoluzione; Grande sud MPA; La destra; Fratelli d'Italia; Lega nord; Il popolo della libertà.

Un proverbio conosciuto in tutte le regioni italiane, con inflessioni dialettali diverse dice che, con tanti galli a cantare non si fa mai giorno. In sintesi: c'è il rischio di non poter decidere niente se tutti vogliono intervenire. La domanda è: con 46 partiti l'Italia può essere governata? Alla solita retorica della democrazia ("che democrazia sarebbe se non ci fosse diritto di tutti di intervenire?") rispondiamo con altrettanta retorica: siamo sicuri che dietro tutta questa rappresentanza democratica non ci sia l'obiettivo di mirare ai "rimborsi" elettorali?

Nel lontano 1993 con un referendum è stato chiesto agli Italiani: "Volete cancellare il finanziamento ai partiti?". Il 90,30 per cento dei votanti, e cioè 31.225.867 votanti hanno risposto "SI" vogliamo cancellare il finanziamento ai partiti".

Hanno risposto "NO", "non vogliamo cancellare il finanziamento ai partiti" soltanto 3.373.039 di votanti (cioè il 9,70 per cento del totale dei votanti).

Indifferenti alla risposta del popolo, nonostante il referendum del 1993, per 20 anni a seguire i partiti hanno continuato ad incassare i finanziamenti elettorali con uno stratagemma, semplicemente cambiando il nome, sono diventati "rimborsi". Di solito chiamiamo rimborso una spesa documentata che abbiamo anticipato. Ecco lo scontrino, ho comprato un litro di latte e gentilmente mi dovresti rimborsare un euro. Invece i partiti, per decenni hanno continuato ad incassare milioni di euro senza documentare nulla ma chiamandoli "rimborsi".

Concludendo, gentilmente, finitela di abusare della parola democrazia; fate le riforme costituzionali che servono per governare l'Italia, grazie.