A pochi giorni dall'approvazione del nuovo Piano Scuola lanciato da Reggi è polemica sulle 36 ore settimanali assegnate ai docenti che dovranno svolgere delle attività al di fuori dell'aula scolastica. Forte attenzione sull'aumento delle ore all'interno del calendario scolastico senza prendere in considerazione il nuovo e complesso sistema dell'apparato scuola e i nuovi poteri assegnati ai dirigenti scolastici.

Piano scuola: le 36 ore settimanali

L'aumento dell'orario scolastico dei docenti a 36 ore settimanali proposto nel nuovo Piano scuola dal sottosegretario Roberto Reggi, con la giustificazione che la scuola e il ruolo dell'insegnante non dovranno più essere considerati il primo come "parcheggio" e il secondo come "ammortizzatore sociale" fa sollevare l'ira dell'intero sistema del personale della scuola. È vero, distogliendo l'attenzione dagli altri provvedimenti dello stesso piano innovatore: l'accentramento dei poteri dei dirigenti scolastici.



È un fatto incontestabile che la scelta diretta dei collaboratori da parte del dirigente scolastico sia allo stesso tempo un sentimento e dramma radicato nel sistema scolastico, che mina la meritocrazia e non certo avantaggia il riconoscimento del merito dei docenti, come si cerca di suggellare con la proposta di più ore - più soldi del nuovo Piano scuola conclamato. Distogliere l'attenzione dalla perdita dell'equilibrio del personale all'interno scolastico è ciò che si sta cercando di fare puntando proprio sul problema "meno rilevante" e anche più facile da gestire, se si pensa che il dirigente scolastico potrà scegliere i propri collaboratori, progetto e sogno centennale, insieme alla famosa "chiamata diretta del supplente" da parte del "preside".

Piano scuola: i poteri dei dirigenti scolastici

Il Piano scuola proposto dal Ministro della Pubblica Istruzione Stefania Giannini e dal segretario Roberto Reggi propone, oltre al riconoscimento del merito dei docenti che "lavorano di più" e che svolgono al di fuori dell'orario di lezione dei ruoli di responsabilità, anche un "dislocamento dei poteri" nelle mani dei dirigenti scolastici, gli stessi che avrano un ruolo di preminenza nell'assegnazione del "premio" (aumento della retribuzione) ai docenti che accettano un calendario scolastico di 36 ore, limitando la possibilità di chiamata dei docenti precari e supplenti.



Il dirigente scolastico, in base a una prima proposta del nuovo Piano Scuola Giannini-Reggi, potrà decidere sull'attribuzione degli incentivi da destinare a ruoli di responsabilità e delle specifiche competenze professionali ai docenti che richiedano di aderire alla proposta delle 36 ore settimanali, di fatto in piena autonomia. L'accentramento dei poteri di assegnazione dei ruoli di responsabilità nel solo ruolo del dirigente scolastico potrebbe portare all'inevitabile riduzione dei fondi di Istituto, della stipula di collaborazioni tra docenti esterni, e le RSU (Rappresentanze Sindacali Unitarie) subiranno una sensibile riduzione. Il dirigente scolastico avrà, infatti, la possibilità di scegliere i propri collaboratori, in base a parametri che lui stesso ha la proprietà di stabilire.



La modifica dello stato giuridico dei docenti ha l'obiettivo di assegnare al dirigente scolastico l'assoluta responsabilità sull'organizzazione del lavoro e sui parametri da adottare nella scelta dei suoi collaboratori "maggiormente meritevoli alle 36 ore settimanali del nuovo Piano scuola, in un sistema in cui il Piano scuola Reggi-Giannini o Giannini-Reggi si innesta in un sistema plurisecolare di "Panem et circenses". Si attende il 15 Luglio per il vaglio del Governo Renzi e per una risposta maggiormente felice rispetto alle precedenti proposte dello stesso ambito (4 anni di liceo e i docenti volontari).