Vivo più che mai il dibattito su moltissimi temi che riguardano il comparto previdenziale, tra questi segnaliamo il Tfr in busta paga, la questione dei fondi previdenza e non da ultimo il prelievo sulle Pensioni d'oro, ma le novità che giungono dal Governo Renzi sono tutt'altro che buone, anzi lasciano l'amaro in bocca se non lo sdegno in molti lavoratori italiani.

Tfr in busta paga: bocciato emendamento Pd per mantenere la tassazione separata

Di cosa parliamo?

Da un lato vi è l'incertezza dei lavoratori sul fatto di accettare o meno l'anticipo del Tfr in busta paga: le perplessità sono molte e ruotano specialmente intorno alla convenienza e alla questione ideologica che porterebbe le famiglie ad utilizzare mensilmente quella che invece sarebbe stata la propria liquidazione futura. Superata la perplessità ideologica, le famiglie in difficoltà si chiedono quanto realmente potrebbe convenire richiedere oggi il Tfr in busta paga visto che vi è il forte problema della tassazione.

Il Pd aveva infatti presentato per tutelare i lavoratori un emendamento da parte di Maino Marchi e Marco Causi, proponendo una tassazione separata per Il Tfr, affinché l'anticipo del Tfr non si cumulasse con il resto del reddito, ma è notizia fresca che Francesco Boccia ha respinto, tra i vari emendamenti presentati in Commissione Bilancio alla Camera sulla Legge di Stabilità del 2015, anche questo.

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Pensioni

Il motivo della bocciatura? E' da ricercare sempre nelle mancate coperture finanziarie, anche se la questione Tfr non è affatto accantonata, questo è certamente un primo segnale negativo nei confronti dei lavoratori.

Fondi previdenza: aliquote al rialzo e pensioni al ribasso

Per chi decidesse di non richiedere il proprio Tfr in busta paga, emergono altre minacce che potrebbero comunque inficiare sull'importo del futuro assegno pensionistico.

Ricordiamo infatti che nella Legge di Stabilità l'aliquota sui fondi pensione è salita dall'11.5 al 20%: questo vuol dire, in parole semplici, che chi ha optato nella previdenza complementare per incrementare la propria pensione futura rischia invece di andare incontro ad un assegno più magro, a causa dei rendimenti netti più bassi. Non va certo meglio alle casse private dei professionisti, che a causa dell'aliquota schizzata dal 20 al 26% vedranno una riduzione dei propri assegni pensionistici stimata all'incirca nel meno 10%.

 Pensioni d'oro: dalla mozione del M5S alla nuova beffa

Nei giorni scorsi vi avevamo parlato di una mozione presentata dal M5S per ridurre il divario tra pensioni minime e pensioni d'oro: lo scopo dei pentastellati era quello di imporre il sistema delle imposte sostitutive sugli assegni più elevati. Ossia la richiesta dei grillini era quella di innalzare il prelievo sulle pensioni d'oro, ossia sugli assegni sopra i 90 mila euro, al fine di ridistribuire il gettito ottenuto sulle pensioni più basse.

Ma beffa delle beffe: se da un lato mancano le coperture finanziarie per favorire un riassetto del comprato previdenziale, dall'altro svanisce in toto dalla legge di Stabilità un comma che prevedeva un tetto per le pensioni più ricche, le quattro righe della clausola di salvaguardia volute da Elsa Fornero sono sparite. Il risultato è che alcuni privilegiati, ben 160mila persone, stando alle stime dell'Inps, potranno andare in pensione addirittura col 110, 115% dell'ultima busta paga. Quanto costerà? Nel 2014 ben 2 mln di euro, e nel 2024 , 493 mln. Ma non mancavano le coperture finanziarie?

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