E’ un dato di fatto che la religiosità di un popolo diminuisca mano a mano che si eleva il suo tenore di vita. In altre parole il benessere, eliminando lo stato di necessità delle persone, le fa sentire un po’ “onnipotenti” e di conseguenza attenua i richiami della fede. Questo fenomeno è in atto da anni anche nella nostra società e negli ultimi tempi mi ha indotto a meditare molto sulla opportunità di credere.

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Ciò mi ha permesso di trarre conclusioni interessanti. Ho innanzi tutto maturato la convinzione che solo per chi riflette poco una vita fine a se stessa ha senso. Per un uomo consapevole della sua superiorità, è difficile rassegnarsi all’idea di avere lo stesso destino di un lombrico. Tutte le persone razionali prima o poi si interrogano sull’esistenza o meno di un’Entità Superiore e dell’Aldilà. Non si accontentano delle risposte che le religioni cercano di dare a tali tematiche fin dagli albori della civiltà.

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Tuttavia anche i migliori pensatori, avendo a che fare con questi misteri, hanno dovuto prendere atto che la ragione non basta per spiegarli, ma è necessaria la fede. In altre parole, hanno dovuto accettare la tesi secondo cui credere significa prendere per buone delle verità che non si possono vedere, cioè constatare con l’esperienza e comprendere con il ragionamento. Non a caso, le religioni sono nate anche per trovare delle risposte che razionalmente era impossibile dare.

Fede e ragione: una convivenza necessaria

E’ importante essere credenti, non creduloni; ecco perché è legittimo avere dubbi religiosi. Li hanno avuti anche santi ed apostoli. Tra l’altro, i dubbi sono una risorsa perché inducono a ricercare la verità. Non a caso si dice “Il dubbio è il padre del sapere”. Sono sempre più convinto che fede e ragione debbano convivere in una stessa dottrina religiosa.

Il Cristianesimo di oggi è migliore rispetto a quello di alcuni secoli fa proprio perché è stato investito dalla bufera critica originatasi dall’Illuminismo, che si riproponeva di “illuminare” gli uomini con la luce della scienza e della ragione. Infatti questo movimento culturale, mettendo in discussione la dottrina cristiana, l’ha costretta a fare i conti con i suoi principi e le ha conferito un maggiore realismo.

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Il principio cardine del Cristianesimo

Il Cristianesimo ha influenzato per secoli la storia dell’Occidente e del mondo. Una interpretazione sbagliata di questa religione è stata anche la causa di errori e malefatte nel corso dei secoli. Tuttavia, i suoi principi hanno impedito in molti casi che prevalessero violenze e sopraffazione in contesti sociali di piccola e grande rilevanza. Si consideri, poi, la preziosa opera dei missionari, che spesso sono stati gli unici a portare un po’ di umanità, di civiltà, di istruzione e di assistenza nelle aree più sottosviluppate ed arretrate del mondo.

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Ciò è successo perché il Cristianesimo ruota essenzialmente intorno ad un insegnamento evangelico semplice, ma di altissimo valore sociale e civile: “Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te e, nello stesso tempo, non fare loro quello che non vorresti ti fosse fatto”.

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