L’attentato di Bruxelles è la chiara dimostrazione che l’Isis è meno forte. Il 2015 è stato un anno terribile per il Daesh (preferiamo chiamarlo così in quanto si tratta di una definizione che rivendica l’assoluta inconsistenza dello stato islamico), che ha perso pesantemente posizioni sia in Siria che in Iraq, al punto che dal gennaio 2016 ha dovuto dimezzare gli stipendi ed introdotto la misura del pane calmierato. Lo spiega il prof. Alessandro Orsini, direttore del Centro per lo Studio del terrorismo dell’Università di Roma Tor Vergata.

Le motivazioni del calo di forza dei terroristi

Basta confrontare l’attentato di Bruxelles con quello di Parigi del 13 novembre, e possiamo vedere come i terroristi abbiano sostanzialmente ridotto le loro capacità offensive. A Parigi il gruppo di fuoco del Daesh era di otto uomini, che non soltanto si fecero saltare in aria con le cinture esplosive ma utilizzarono anche i kalashnikov per sparare contro la gente inerme. Nel contempo non abbiamo niente di tutto questo a Bruxelles, e la ragione del fatto che non sia stato usato un gruppo di fuoco imponente, risiede nel fatto che in questo momento il Daesh non ce l’ha. Le varie operazioni militari e di intelligence hanno inflitto duri colpi al sedicente califfato del quale siamo sicuri che se ne avesse avuto la possibilità, avrebbe impiegato una decina di jihadisti per realizzare una strage come quella di Parigi.

A questo tipo di organizzazioni interessa mantenere sempre elevato il livello delle loro mostruose performances, quindi dal punto di vista dell’immagine, che vuole sempre essere quella di una forza crescente, le organizzazioni terroristiche hanno tutto l’interesse di realizzare vili attentati altrettanto o più devastanti dei precedenti.

Quello che balza agli occhi nelle cronache è che mentre a Parigi sono morte 129 persone con un gruppo di fuoco di otto jihadisti, a Bruxelles ne muoiono 31 con un gruppo molto meno efficace.

Quali le tappe della sconfitta del Daesh?

Dal gennaio 2015 il Daesh ha perso prima Kobani, poi ad aprile la città di Tikrit, ad ottobre Baiji dove c’è un’importante raffineria di petrolio.

Il 13 novembre, lo stesso giorno della strage di Parigi, un’altra importantissima città, Samarra, fatto passato sotto silenzio per quanto accaduto in Europa. Il 22 dicembre ha perso Ramadi, una serie di impressionanti sconfitte che ne hanno ridotto drasticamente le capacità operative. Non passa giorno durante il quale non vengano riconquistati territori da parte delle truppe siriane o in seguito ai raid aerei, ed è una chiara indicazione che forse manca poco tempo alla sua fine definitiva.

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