Un referendum è spreco di soldi e tempo o le cose stanno in modo opposto e dovremmo dar ragione a Massimo Fini quando afferma nel suo libro Sudditi “Nessuna democrazia rappresentativa è una democrazia, ma un sistema di minoranze organizzate che prevalgono sulla maggioranza dei cittadini singolarmente presi, soffocandoli, limitandone gravemente la libertà e tenendoli in una condizione di minorità”?

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Dopo il fallimento del referendum sulle trivelle abbiamo letto molti commenti in questi giorni sull’opportunità di un referendum ma un fatto incontrovertibile salta agli occhi.

Politiche 2013 Affluenza 75.20% (dati Ministero degli Interni)

PD                   8.646.034

Scelta Civica   2.823.842

UDC                   608.321

Totale           12.078.197

Europee 2014 Affluenza 57.22% (dati Ministero degli Interni)

PD                  11.203.231

NCD - UDC      1.202.350

Scelta Civica       197.942

Totale             12.603.523

 

Referendum Affluenza 31.19% (dati Ministero degli Interni) 

Voto Sì           13.334.754

I primi due dati indicano il numero degli elettori che hanno votato la maggioranza che ha sostenuto la legge sottoposta a referendum abrogativo. Il terzo dato indica il numero di elettori che ha votato inutilmente per l'abrogazione. Il numero di cittadini che voleva abrogare la legge supera di almeno 700.000 voti gli altri, malgrado il roboante 40% alle Europee raccolto dal PD.

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Un vulnus pericoloso per la democrazia 

Non sono dati confrontabili istituzionalmente, è giusto così, ma nella sostanza il vulnus della rappresentanza dei cittadini è evidente. Sta li ad indicare severamente la lontananza delle Istituzioni dai cittadini. Non possiamo non preoccuparci del campanello di allarme, mai forse la democrazia rappresentativa ha raggiunto una soglia così pericolosa. La colpa è del perverso quorum dei referendum?

Non scherziamo, non si può chiamare democrazia l'abbandonare il Paese ai primi umori, se si deve annullare una decisione presa dalla democratica rappresentanza espressa dalle elezioni, allora è giusto che debba esprimersi la maggioranza degli elettori.

Capovolgerei il punto di vista. Il quorum per un qualsiasi premio di maggioranza deve essere collegato alla affluenza al voto, per evitare che minoranze possano impossessarsi del potere e per rendere necessario un avvicinamento dei partiti ai cittadini.

Se si vuole conquistare una governabilità democratica allora deve esserci una soglia di partecipazione alla consultazione elettorale, altrimenti che siano i meccanismi del proporzionale a garantire una maggioranza rappresentativa dei cittadini. Altrimenti ci può essere l'interesse di taluni a tener bassa la partecipazione per poter decidere in altre stanze la direzione del Paese.

Lo stato leggero che non incide nella vita dei cittadini è una deformazione ideologica del liberismo e della volontà di sostituire accordi amicali di corporazioni alla formazione del consenso.

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Occorre scegliere qual è il minimo di consenso necessario a rivendicare la guida del Paese, sul numero degli aventi diritto al voto e non una percentuale su una quantità ignota di affluenza. Quel 40% alle europee del Partito Democratico, inferiore di due milioni di elettori del 26.52% del corpo elettorale, è di monito se non vogliamo far perdere di significato ogni istituzione di democrazia rappresentativa. I partiti sarebbero guidati a cercare partecipazione democratica fra i cittadini e non puntare a guadagnare il minimo di voti necessari, dovrebbero tornare ad essere corpo intermedio.

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Chissà se qualcuno nelle alte stanze vorrà parlare in termini reali di Italicum.

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