Dati Istat riportano che, dall'inizio del 2016, in Italia sono state uccise una trentina di donne. Ancor più sconvolgenti sono i dati risalenti a giugno 2015, 6 milioni 788 mila donne hanno subito nel corso della loro vita violenza fisica o sessuale.

L'Assemblea Generale Onu parla della violenza contro le donne come "uno dei meccanismi cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini". Risulta facile dedurre, quindi, come la cultura del maschilismo condizioni i comportamenti posti in essere.

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Il linguaggio influenza la forma mentis

Elemento imprescindibile della cultura e della formazione del pensiero comune risulta essere il linguaggio: esso plasma il modo in cui il bambino impara a concettualizzare. La lingua italiana è una lingua maschilista sia nella sua struttura formale che in quella gergale. Non pochi sono i sostantivi identificanti il ruolo di professioni di prestigio che, nella lingua parlata, risultano essere coniugati solo al maschile: siamo soliti parlare del ministro e poco della ministra, dell'avvocato e non dell'avvocata..

Seppure la giustificazione per tali scelte rimandi alla presunta bruttezza del termine, essa cela una tradizione androcentrica dura a morire.

La situazione peggiora e cade, o meglio decade, nell'increscioso se ci fermiamo ad analizzare alcuni termini gergali che utilizzati al maschile assumono un significato totalmente diverso dal femminile: presumo che qualora io mi rivolgessi ad un uomo utilizzando l'appellativo "toro", lo farei con l'intenzione di sottolinearne la virilità, la forza mentre le mie intenzioni sarebbero differenti se definissi "vacca" una donna.

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Allo stesso modo otterrei feedback differenti se durante una conversazione affermassi: "ho fatto lo squillo" piuttosto che: "ho fatto la squillo". A cambiare, è evidente, nel gergo non è solo la forma ma il significato dei termini.

Al fine di comprendere quanto il linguaggio sia paradigmatico nella formazione della forma mentis ed, in extrema ratio, del modo di agire basti pensare che nella declinazione del verbo essere, nella lingua russa, non esiste il tempo presente: ciò rimanda ad una concezione della vita che oscilla incessantemente tra passato e futuro, in cui ogni cosa è in divenire.

La psicologia parla soventemente di "messaggi subliminali" i quali influenzano in modo inconscio la percezione della realtà e conseguentemente il comportamento del soggetto. Ognuno di noi almeno una volta nella vita ha sentito le frasi "non piangere come una femminuccia!", "non giocare con gli utensili da cucina come una femminuccia". Probabilmente il messaggio subliminale nascosto dietro tali affermazioni spingerà il bambino a pensare alle donne come il sesso debole, emotivo, destinato a lavori domestici.

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E, sebbene l'immagine della donna che guida un autobus risalga al periodo della Grande Guerra, risulterà per l'adulto una immagine bizzarra, se non anormale.

I fatti oltre le parole

Al di là delle opinioni personali, degli stereotipi e delle mere convinzioni ideologiche esiste un mondo. Un mondo in cui la massa non partecipa alla fiaccolata organizzata per una ragazza minorenne che per anni ha subito violenze di gruppo in quanto, si dice, la ragazza si sia resa meritevole di un trattamento di questo genere. C'è una Italia in cui l'opinione pubblica si spacca a metà quando una giovane donna decide di compiere l'estremo gesto del suicidio a causa della diffusione in rete di video privati. Ci si interroga sulla fragilità caratteriale della donna in questione, come se i fattori disposizionali siano preminenti rispetto a quelli circostanziali. La stessa Italia discute sulla tendenza degli adolescenti ad ubriacarsi, dimenticando che nessuna dose di alcool nelle vene, nessun vestito provocante, nessun atteggiamento disinibito può giustificare lo stupro.

Tra il XVI e il XVII secolo, Shakespeare scriveva "In piedi, Signori, davanti a una Donna". Guardiamo ed impariamo.