L’Atalanta Bergamasca Calcio viene soprannominata "dea", per lo stemma raffigurante il profilo della mitologica figlia del re dell’Arcadia, abile nella caccia ed imbattibile nella corsa. Senza essere blasfemi, possiamo ritrovare queste leggendarie caratteristiche nella squadra di Gasperini, una formazione giovane, senza nessun timore reverenziale, che corre e lotta su ogni pallone, organizzata a livello tattico e con un’indiscutibile voglia di sorprendere, spazzando via negli ultimi due mesi avversari più o meno blasonati.

Da diversi anni, oramai, la squadra bergamasca è diventata una vera e propria "ammazza-grandi", e dal 2011 (anno della risalita nella massima serie) ad oggi, ha spesso cullato il sogno di una qualificazione europea, lasciando poi spazio ad una salvezza approssimativamente tranquilla. Tuttavia, mai come quest’anno il sogno sembra a portata di mano e, dando un’occhiata alla classifica, non fantasticare una trasferta in Spagna o in Inghilterra nella prossima stagione è davvero impossibile.

Il fattore BG

Specialmente in casa, e in particolar modo nella frazione di gioco in cui attacca verso la propria curva nord, cuore e anima di uno stadio che fa ancora la differenza, la "Dea" si trasforma, dominando qualsiasi avversario le capiti a tiro.

Ne sa qualcosa Gianluca Vialli che, intervenuto sul grande momento dei nerazzurri, ha dichiarato: "Io, se dovessi giocare a bergamo, al momento del sorteggio con la monetina non farei mai attaccare l’Atalanta nel secondo tempo sotto la sua curva.

Perché loro, quando attaccano sotto la loro curva, diventano devastanti. E non può essere un caso".

Il motivo di tale cavalcata può essere la seconda parte del nome di questa società, Bergamasca appunto. Bergamasca nel presidente, quell’Antonio Percassi che, prima di diventare imprenditore (Immobiliare Percassi, KIKO, Starbucks e Orio Center tra le altre) è stato un difensore nato e cresciuto proprio nell’Atalanta, bergamasco puro come Caldara, Raimondi, Suagher, Paloschi e Gagliardini, senza dimenticare i bergamaschi "adottati" come Conti, Grassi e Sportiello, tutti prodotti del vivaio di Zingonia, casa della "Dea" e fiore all’occhiello delle giovani promesse del calcio italiano.

Ed ecco che questa fierezza bergamasca, questa passione che trasporta un’intera città, sta trascinando una squadra di medio-bassa classifica verso una cavalcata magica, un vero e proprio leggendario cammino verso El Dorado, verso l’Europa.

Solo chi vive e tifa per la squadra di provincia della propria città può capire cosa significhi tutto ciò: un puro trasporto emotivo che rende partecipe, ed è per questo che le vittorie sembrano davvero appartenere anche al pubblico nerazzurro.

Difatti, senza le migliaia di voci della tifoseria, probabilmente la splendida vittoria contro la Roma non sarebbe arrivata; Caldara non si sarebbe trovato in quella precisa zolla di campo; Gomez non avrebbe guadagnato quel calcio di rigore che Kessié non avrebbe realizzato, spiazzando Szczesny.

Tutto ciò forse è solo un’illusione, una sensazione che trascende dalla realtà, ma citando Vialli: "…non può essere un caso".

Il meglio deve ancora venire?

I prossimi due impegni di campionato vedranno la "Dea" lontana dalle mura amiche: domenica 27 novembre la trasferta a Bologna, per poi andare a Torino ad affrontare la corazzata Juventus (unico vero tabù per l’Atalanta).

Nonostante le difficoltà degli impegni, la formazione orobica cercherà di continuare a stupire, portando a casa altri punti importanti.

Chi ha assistito ad una sola partita nello stadio di Bergamo sa che il presidente, l’allenatore, i giocatori e i suoi tifosi meritano questa posizione in classifica, meritano di sognare e che questo sogno si trasformi in realtà, meritano l’El Dorado.

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