Di norma gli articoli non si scrivono in prima persona, ma stavolta farò un'eccezione perché sostengo questa causa da circa 15 anni e come me moltissime altre persone di tutte le nazionalità, basta cercare sul web e le pagine che parlano di questo caso raccolgono migliaia di fan e non solo dei nirvana.

Sky ha appena annunciato che il 20 di febbraio, giorno del 50° compleanno di Kurt Cobain, sul canale Crime Investigation, andrà in onda un documentario sulla morte e le indagini incomplete compiute sul presunto suicidio del frontman dei Nirvana.

Tengo molto a questo documentario perché erano anni che si aspettava questa notizia. Sono anni che si chiedono chiarimenti su alcune discrepanze evidentissime nelle prove raccolte. Forse perché sono nata il 20 di febbraio anch'io, o forse perché un giorno, per caso, all'inizio del 2000, capitai in una pagina che si chiamava "Justice for Kurt Cobain" e quello che lessi mi lasciò senza parole. Da allora, ogni 20 febbraio, non festeggio il mio compleanno, ma ricordo a chi mi conosce che c'è un esile ragazzo, biondo, perennemente spettinato, di Aberdeen stato di Washington, di 27 anni che aspetta giustizia e poco importa se era un drogato (la risposta che comunemente mi viene data), se era "fuori di testa", se era sregolato e poco convenzionale, quel ragazzo merita la verità come tutti gli esseri umani sulla cui morte vi sia un ragionevole dubbio.

Non ho ancora visto il documentario, ma mi sento di anticipare quali possano essere le questioni pregnanti che in qualsiasi caso di omicidio e/o suicidio sarebbero state vagliate con più attenzione, se non si fosse trattato "solo di un drogato" appunto:

  • Kurt Cobain sparisce dal mondo i primi di aprile del 1994, dopo aver lasciato l'ennesima clinica di disintossicazione. Nessuno ne sa più niente, tanto che la moglie Courtney Love assume, il 3 aprile, l'investigatore privato Tom Grant, un ex detective del Dipartimento di Polizia di Los Angeles, il quale inizia a cercarlo, ma diventerà poi colui che segnalerà le anomalie di questa morte e il primo sostenitore della teoria omicidiaria;
  • La polizia intervenuta sul posto iniziò a trattare il caso come un omicidio. Giunse la moglie urlando che Kurt si era suicidato (affermazione contestata da tutti gli amici intimi di Cobain, Nirvana inclusi) e magicamente tutti furono convinti che si trattasse di suicidio;
  • Una delle carte di credito di Cobain verrà utilizzata a partire dai primi di aprile, fino al 5, giorno del ritrovamento del cadavere. Perché? Si voleva far credere che Kurt fosse vivo e scappato altrove?
  • Kurt Cobain si era iniettato una dose di eroina 3 volte superiore a quella che comunemente è ritenuta letale per qualsiasi essere umano, nonostante ciò, prende un fucile, se lo punta alla testa e spara;
  • il fucile è ancora stretto nella mano sinistra (fatto anomalo di per sé: il rinculo dell'arma lo avrebbe sbalzato via dalla mano inerte di un morto), ma tutti sanno che un mancino come lui avrebbe premuto il grilletto con la sinistra e con la destra avrebbe sostenuto la canna del fucile;
  • sul fucile non ci sono impronte digitali di Kurt Cobain e nemmeno sulla biro che è di fianco al corpo con cui viene scritta la famosa lettera di addio al mondo, indirizzata alla moglie;
  • la lettera: solo una parte è autografa, quella che dice addio alla musica in realtà, il resto è stato scritto con una calligrafia molto simile a quella della moglie;
  • Kurt voleva divorziare, voleva l'affidamento della figlia Frances Bean e riscrivere il testamento, quando la moglie lo seppe andò in giro tranquillamente a chiedere - e all'epoca i testimoni c'erano - chi volesse "sparare alla faccia del suo uomo" per 10.000$.

Credo che in molti aspetteranno la sera del 20 febbraio per vedere se almeno queste anomalie siano state chiarite, dato che negli anni, nonostante le petizioni firmate, l'Ufficio del Procuratore di Seattle non ha mai riaperto le indagini.

Se non sarà così, continueremo a firmare petizioni finché qualcuno ci ascolterà.

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