Fabrizio De André è nato a Genova il 18 febbraio 1940, conosciuto nel mondo artistico anche con il soprannome "Faber", che gli fu dato dall'amico Paolo Villaggio. È considerato tra i migliori cantautori italiani di sempre, e fra le tante storie che l'artista genovese ha offerto al mondo sotto forma di canzoni, ce n'è una dedicata anche a per Pier Paolo Pasolini, "Una storia Sbagliata".

De André ancora presente

De Andrè, il cantautore che con i suoi testi ha esplorato i luoghi degli emarginati descritti, ad esempio, nel testo de "La città vecchia", è stato tirato in ballo anche da politici attuali come Matteo Salvini, che si dichiarano disposti a soluzioni che potremmo definire di "esclusione" verso quelle persone in difficoltà, e soggette ad emarginazione sociale.

L'artista genovese viene omaggiato spesso anche dai colleghi, infatti il 22 febbraio scorso Federico Zampaglione lo ha ricordato con "Amore che Vieni Amore che Vai", interpretazione postata sulla sua pagina Facebook.

Il 23 e 24 gennaio scorso, un Biopic a lui a dedicato, intitolato "Fabrizio De André-Principe Libero", interpretato dall'attore Luca Marinelli, è approdato nelle nostre sale cinematografiche, mentre il 13-14 febbraio è stato trasmesso in televisione, su Rai 1, e il 19 febbraio è uscito in edicola in formato DVD.

De André e Pasolini

Il senso di apertura implicito nell'arte di De André ricorda Pasolini, con la sua apertura verso gli altri popoli, come anche verso dialetti e lingue differenti. Se Pasolini vedeva nella televisione il pericolo di una lingua uniformizzante rispetto al linguaggio del cinema, e ha sempre cercato la visceralità degli idiomi per la sua arte cinematografica (come avviene, ad esempio, in "Accattone" e "Mamma Roma"), De André ha cantato in più dialetti, introiettando il linguaggio dei vari luoghi in quelli delle sue canzoni.

"Don Raffaè" è l'esempio più classico: il brano è cantato in napoletano, e coglie la routine della situazione carceraria attraverso uno sguardo antropologico che ne accentua i dettagli come, per esempio, il piccolo piacere di un caffè gustato nonostante ci si ritrovi dietro le sbarre di un penitenziario. Del resto, il cantautore si sentiva vicino a Pasolini, come testimonia la canzone da lui dedicata allo scrittore e regista, "Una Storia Sbagliata".

"Cos'altro vi serve da queste vite, ora che il cielo al centro le ha colpite, ora che il cielo ai bordi le ha scolpite", cantava "Faber" pensando a Pasolini, scrivendo in merito al suo assassinio: "È una storia vestita di nero, è una storia da basso impero, è una storia mica male insabbiata, è una storia sbagliata". Ricordiamo che il regista e scrittore bolognese fu massacrato brutalmente nella notte fra l'1 e il 2 novembre 1975; il cadavere fu rinvenuto da una donna alle 6:30, e fu l'amico e attore Ninetto Davoli a riconoscerlo.

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