Dopo le elezioni del 4 marzo 2018 sulla bocca degli italiani c'era un vincitore, se vogliamo un vincitore e mezzo. Da una parte Luigi Di Maio, considerato da tutti il gran vincitore delle elezioni, dall'altra Matteo Salvini. Il M5s ha ottenuto il 32,68% alla Camera, il 32,22% al Senato. Numeri che parlano da soli, numeri che hanno portato un movimento che dagli addetti ai lavori veniva e viene tutt'ora considerato come un partito anti-sistema verso il palazzo. La lega di Matteo Salvini ha fatto il colpo in casa, "assassinando" Forza Italia in termini di voti.

Lega al 17,37 Forza Italia al 14,01. Salvini batte Berlusconi.

Le elezioni dei presidenti di Camera e Senato è vero che sono un mondo politico a parte rispetto alla formazione di un governo, ma l'intesa M5s-Lega non sembrava poi così lontana. Ma dopo la prima settimana di consultazioni le cose non sembrano esattamente così: Salvini vorrebbe l'accordo con Di Maio, Berlusconi non nasconde il vecchio amore verso il Partito Democratico, Di Maio parla con il reggente PD Martina e con Salvini, Giorgia Meloni vorrebbe un governo di centrodestra senza chiedere aiuti ai "nemici" del M5s e PD. I Dem rifiutano tutti e il gioco dei veti complica tutto. Il veto dei pentastellati verso Berlusconi, il veto di Salvini verso tutto quello che riguarda il PD.

Berlusconi ha il suo veto verso i 5 stelle e Giorgia Meloni almeno idealmente lo segue. Gli unici non-veti sono quello di Di Maio verso Salvini e viceversa. Ma da soli non si va da nessuna parte.

E adesso che succede?

La nascita di un governo sembra lontana, anche se la decisione della coalizione del centrodestra di presentarsi nella seconda settimana uniti al Colle potrebbe dare una sferzata non decisa ma significativa.

Ma il problema resta lo stesso, un ipotetico governo con le sole forze del centrodestra è impossibile, non ci sono i seggi, non ci sono i numeri, alla prima fiducia crollerebbe come un castello di carte. Se da una parte i dem continuano la loro "arroccata" verso l'opposizione, non si sa di cosa, dal momento che non è presente né un premier, né un governo, né un programma, i pentastellati si muovono verso le forze a loro congeniali per la realizzazione di parte del loro programma.

Verso Matteo Salvini e la (quasi) totalità della Lega e verso un convincimento rispetto al Partito Democratico. E tutto continua a complicarsi. Salvini ha in mente un governo formato dal centrodestra con l'appoggio esterno del M5s. Di Maio ha in mente un 'governone' con M5s, Lega e il PD meno Renzi. Ma se analizziamo come sono arrivati i voti al movimento, ci accorgiamo che la questione è differente.

Di Maio all'angolo?

I voti dei Cinque Stelle sono arrivati attraverso pubbliche critiche pesanti verso il Partito Democratico e Forza Italia, fondatori nei pensieri pentastellati della casta da loro odiata e umiliata, della Politica mafiosa, che ruba, che indebolisce il povero e ha cancellato la classe media.

E nelle loro critiche erano presenti delle verità inconfutabili, dal momento che in questi ultimi 20 anni le politiche di queste forze hanno ridotto l'Italia all'azzeramento della crescita. Ma allora conviene davvero a Di Maio andare incontro a PD, il PD che ai loro occhi è il "mostro" di un racconto horror? Peggio ancora allearsi con il centrodestra con una delegazioni berlusconiana, simbolo oltre che della casta di una politica di leggi ad hoc, di evasione, di condanne e processi.

Di Maio ha vinto le elezioni con i cittadini, ma rischia di trovarsi all'angolo nella lotta per formare un governo. Alleanza con la Lega? C'è Berlusconi. Alleanza con il PD? C'è ancora Renzi che decide. Mattarella avrà un compito difficile.

O si trovano i numeri, o si va verso un governo del Presidente, oppure, tragica soluzione per le casse dello Stato, nuove elezioni. Con un governo tecnico Di Maio rischia di perdere potere ma guadagnare voti, con un alleanza con il PD o con la Lega più Berlusconi perderebbe credibilità e voti. La soluzione migliore per Di Maio sarebbero nuove elezioni, il movimento potrebbe avvicinarsi a quella soglia del 40%. Ma occhio ai dem, con nuove elezioni potrebbe formarsi una coalizione che vedrebbe Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia con qualche aiutino democratico, e i voti del PD, anche se drasticamente in calo, non sono poi così pochi. Ai posteri l'ardua sentenza.