Nel vorticoso proseguo della surreale e dicotomica compagine governativa giallo-verde, la manifestazione romana dell'8 dicembre in Piazza del Popolo, promossa da Matteo Salvini per contestare le politiche europee che minacciano di sanzionare l'Italia per il tanto acclamato quanto vituperato sforamento del deficit, disillude le aspettative del Premier Conte, proteso a percorrere la via conciliante con le istituzioni comunitarie e, al tempo stesso, fomentano le preoccupazioni di coloro che prevedono uno strappo definitivo nella fragile solidità della sintonia tra Lega e Pentastellati. Una alleanza, tra i due partiti, resasi necessaria dall'applicazione di una perniciosa legge elettorale che ha mandato in soffitta il bipolarismo, fautore dell'alternanza di forze diverse al potere.

Ma se non è venuto meno l'entusiasmo populista, che ha portato il Paese ad abortire definitivamente la perennemente in gestazione Seconda Repubblica, vacillano le aspettative popolari nei confronti del partito di maggioranza parlamentare, reo di aver vanificato le promesse elettorali e di aver ceduto all'arte dell'opportunismo nelle larghe maglie di un Contratto di Governo, garantito dalla allegorica figura di Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio, stretto nell'abbraccio soffocante dei due Vicepresidenti Luigi Di Maio e Matteo Salvini, con il secondo in grado di sodomizzare il primo, veleggiando sulle ali del consenso popolare ed esorcizzando demoni giudiziari e di natura sentimentale.

Le manovre di Salvini si muovono su un tracciato tutt'altro che improvvisato

Una machiavellica strategia, quella del leader leghista, che ha depotenziato l'ingenuo ed incoerente alleato governativo e, allo stesso tempo, ottenuto l'abnegazione dell'anziano mentore del centrodestra che fu. In un momento in cui le nuvole minacciose europee, presagiscono tempesta imminente sul nostro Paese, le volontà del potere finanziario e istituzionale nostrano potrebbero favorire un cambio di rotta in grado di garantire la tenuta stessa dell'alleanza continentale ed al tempo stesso depotenziare l'ondata populista che i grillini hanno concorso ad enfatizzare.

In questo scenario, la manifestazione dell'8 dicembre potrebbe rappresentare il preludio alla definitiva sublimazione delle aspirazioni del "capitano " che potrebbe monetizzare, in termini elettorali, l'attuale momento di grazia, fagocitando non solo l'elettorato di centrodestra, ma anche quello grillino in terra meridionale.

Uno scenario tutt'altro che ipotetico oltre il quale, ci si augura, non si concorra a concretizzare meramente l'ennesima riproposizione numerica di una gattopardiana Repubblica.

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