Le elezioni indiane per il rinnovo della Camera Bassa che si preannunciano come l'evento mediatico dell'anno, sono finalmente iniziate l'11 maggio. Dopo l'avvio con la kermesse bollywoodiana, si è messa in moto una macchina infernale che mobiliterà 900 milioni di indiani chiamati alle urne e che terminerà il 19 maggio.

Il costo complessivo dell'operazione è di 6,1 miliardi di euro, "qualcosa" in più rispetto a quelle che videro l'elezione di Trump negli Stati Uniti (5,7 miliardi di euro). Quel che è certo è che l'India ha una marcia in più riguardo al folklore straripante, oltre a svelare doti nell'arte di arrangiarsi tali da contendere il primato italico.

Il gigante asiatico dovrà scegliere fra ben 2.300 partiti quelli che saranno i futuri 543 rappresentanti al Parlamento; è consuetudine praticare la captatio benevolentiae nei confronti dell'elettorato facendo regali alle donne, tipo il tostapane o la bicicletta, nonché "arruolare" personale in veste di acclamatori elettorali a pagamento, una sorta di claque prezzolata allo scopo di avere più sostenitori urlanti nei comizi.

Queste 'grosse grasse elezioni indiane'

C'è, al riguardo, chi si è inventato un mestiere assai più redditizio di quelli abituali improvvisandosi procacciatore di acclamatori elettorali, coloro appunto che vanno a urlare e a scandire ogni sorta di slogan dalla mattina alla sera correndo da un comizio all'altro; si calcola che un simile impiego renda qualcosa come 1000 rupie al giorno, all'incirca 12 euro - se si pensa che uno stipendio medio è di 2,5 euro, ci si può fare un'idea della ricaduta economica, roba da augurarsi di andare presto alle elezioni anticipate.

Poiché non si trascura nulla, nemmeno che ben il 25 percento della popolazione è analfabeta, si è fatto in modo che chiunque possa esprimere agevolmente la sua opinione votando per un logo facilmente riconoscibile: sulle macchinette per il voto elettronico compaiono simboli tipo il cavolfiore, il lavandino, il robot, l'innaffiatoio eccetera...

In compenso, un po' di arroganza dopo tanti favori non guasta mai: ai partiti è consentito sequestrare il furgone o la macchina aziendale per i comizi, a meno di essere esentati per motivi di salute. Insomma, un sapiente dosaggio di bastone e carota.

Eppure i temi, serissimi, non mancano: metà della popolazione indiana ha meno di 25 anni e la disoccupazione è salita al 7,2 percento dall'inizio dell'anno; metà della popolazione complessiva lavora nel settore dell'agricoltura e si sente penalizzata economicamente.

Nonostante il Bjp, il partito nazionalista indù del premier uscente Narendra Modi abbia subito un lieve calo di preferenze alle elezioni del dicembre scorso certificato, non a caso, proprio in tre zone rurali, pare comunque in testa nei sondaggi rispetto al partito del Congresso di Rahul Gandhi, figlio di Rajiv e Sonia Gandhi. La carta vincente dei nazionalisti pare sia, tra le altre cose, il missile spaziale che, lanciato a 300 km da terra, ha abbattuto un satellite consentendo all'India di giocare il ruolo di super-potenza e a Narendra Modi di vantarsi dell'impresa.

Se Totò avesse avuto l'opportunità di assistere a un tale caleidoscopio di eventi, ne avrebbe ricavato un film in salsa indo-napoletana certamente irresistibile.

Peccato.

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