In queste ore, Roma sta giocando un ruolo cruciale nel tentativo di sbloccare lo stallo nella guerra in Libia e approdare finalmente a un cessate il fuoco. Sinora il bilancio, pesante in termini di vittime e sfollati, vede in svantaggio l'aggressore di Tripoli, il generale Haftar: secondo la televisione libica Al Ahrar, dei 130 morti sul campo almeno 100 sarebbero militari dell'Lna. Per non parlare del fatto che il sogno di invadere Tripoli, per ora, è rimasto tale.

Nel tentativo di far rientrare la crisi, oggi il premier Conte incontrerà due dei principali avversari del Leone della Cirenaica: Mohammed Al Thani, vicepremier e ministro degli esteri del Qatar e Ahmed Maitig, autorevole membro del Consiglio presidenziale nonché esponente della potente Misurata.

Intanto l'Onu inizia la triste conta degli sfollati: a tutt'oggi, sono 16.000 le persone che hanno dovuto lasciare le loro case per cercare rifugio negli edifici abbandonati e nelle scuole.

Dal canto suo, il premier libico ha ordinato di rilasciare i prigionieri minorenni esortandoli a non ricorrere mai più alle armi e invitando i loro genitori a riportarli a casa. Quanto alla conta di coloro che sarebbero pronti a partire per l'Italia per raggiungere il nostro Paese e l'Europa, Al Sarraj ha evocato lo spettro di ben 800.000 tra rifugiati e migranti!

Dal canto suo, il ministro dell'interno Salvini ha ribadito la linea dura riguardo all'eventualità di lasciar sbarcare i migranti che nulla hanno a che vedere con la guerra in corso.

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Politica

La tensione ai vertici del potere riguardo a questa pericolosa situazione è palpabile: il premier Conte non perde occasione per ribadire la necessità di monitorare la situazione libica in fieri e prendere le decisioni solo ed esclusivamente attraverso la cosiddetta "cabina di regia", l'unità di crisi appositamente istituita presso la Presidenza del Consiglio i cui membri di spicco sono, oltre a Conte, il ministro degli Esteri Moavero Milanesi e il ministro della Difesa Trenta, escludendone di fatto il Viminale.

Anche Haftar si è mosso: consapevole dell'insidiosa situazione in cui si è venuto a trovare l'esercito da lui guidato, l'Lna, è volato al Cairo per chiedere l'appoggio di Al Sisi, che ha ribadito il suo sostegno "contro la lotta al terrorismo e all'estremismo in Libia".

Il silenzio ambiguo dell'America

Ciò che resta da capire sono le intenzioni del Presidente americano; Trump, dal canto suo, non rilascia dichiarazioni, restando fedele alla Politica di disimpegno bellico annunciata sin dalle prime battute della sua amministrazione.

A parte il ritiro di un contingente americano in Libia annunciato, ed attuato, alla vigilia dello scoppio del conflitto, nulla trapela dalla Casa Bianca; pare sia saltato l'appuntamento telefonico tra Conte e Trump, in compenso il premier italiano sarebbe in contatto col consigliere per la sicurezza John Bolton.

Roma è sempre stata la via maestra per la diplomazia, una lunga tradizione conferma la vocazione italica a trovare soluzioni in condizioni di estrema difficoltà in maestosa solitudine.

Come sempre.

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