Silvia Romano è tornata ad abbracciare la sua mamma e la sua famiglia. Ma questo non sembra aver scaldato i cuori dei molti politici e giornalisti italiani che, sin dalle prime ore, hanno incalzato la notizia con svariate critiche rispetto alla veridicità del sequestro, ai costi e alle modalità con le quali la Romano è stata liberata. L'accusa principale che ricade sull'attivista marchigiana è quella di non aver rinnegato l'amore per il Kenya e i suoi abitanti, inoltre non ha nascosto di essersi convertita all'Islam, suscitando non poche polemiche e scalpore soprattutto nel mondo politico di destra.

Forse in molti dimenticano che il nostro è stato un Paese che ha subito per quasi un ventennio la piaga dei sequestri, ma non per questo abbiamo mai preteso che le vittime o i propri familiari rinnegassero l'Italia.

Il torto di essere attivista in Africa

Una buona parte dell'opinione pubblica ha deciso di far ricadere su Silvia Romano il malumore che regna nel Paese, a causa delle gravi mancanze sinora palesate dallo Stato nei confronti delle imprese e dei lavoratori danneggiati dall'attuale crisi in corso. Secondo molti il riscatto sarebbe stato un inutile spreco di denaro, poiché la ragazza non sembrerebbe affatto restia a voler tornare presto in quei luoghi che l'hanno vista prigioniera di una cellula fondamentalista islamica.

Ma Silvia Romano ha sempre amato l'Africa, il Kenia e soprattutto i suoi bambini più sfortunati, lei è un attivista che in quei posti ha saputo riportare gioia, sorrisi e un minimo di serenità. La stessa serenità che aveva perso anche la Romano negli ultimi 18 mesi in cui è stata segregata in una stanza e che ora, grazie all'intervento dello Stato, è riuscita a ritrovare nell'abbraccio di sua madre.

Un Paese senza memoria

Per quanto molti italiani sembrano aver dimenticato, abbiamo avuto anche noi un lungo e triste periodo in cui gruppi criminali organizzati attuavano sequestri a fini di riscatto. Tra i più attivi nei rapimenti di persona, soprattuto negli anni 80, vi erano le brigate rosse, anonima sequestri sarda e 'ndrangheta, che terrorizzarono le famiglie benestanti italiane in quegli anni.

Nonostante questo, giustamente, non si è mai preteso che le vittime sopravvissute o i loro parenti lasciassero il Paese che li aveva visti sotto prigionia, non si è mai identificata l'Italia nell'operato di pochi loschi individui e perchè mai la Romano oggi dovrebbe odiare il Kenya, l'Islam e tutti i suoi abitanti. L'esempio più bello può darcelo uno dei poeti e cantautori italiani più grandi e profondi che l'Italia abbia mai conosciuto: Fabrizio De Andrè. Ad un certo punto della sua vita decise di andare a vivere insieme alla sua compagna Dori Ghezzi in Sardegna, precisamente a Tempio Pausania, dove pochi anni dopo vennero rapiti entrembi dalla anonima sequestri sarda, che tenne i due in ostaggio per tre mesi sopra la montagna del Supramonte.

Nonostante questa brutta esperienza, De Andrè non condannò mai del tutto i suoi aguzzini, consapevole dello stato di povertà, disperazione e miseria in cui versava l'isola e la sua gente all'epoca dei fatti, e decise di rimanere senza rancore un abitante di quei luoghi, amando e rispettando profondamente una cultura unica come quella sarda.

La differenza tra un riscatto e la burocrazia italiana

Uno dei luoghi comuni più in voga oggi nei giornali e nel web, è senz'altro quello sul pagamento inappropriato del riscatto del momento in cui molti italiani aspettano risorse economiche promesse da tempo dal governo. La verità è che per uno Stato come il nostro, è sicuramente più facile pagare un riscatto ad una cellula terroristica che scavallare i mille cavilli burocratici che attanagliano il Belpaese da tempo.

Per un giorno, potremmo anche applaudire all'operato di questo governo, reo di aver riportato a casa una nostra concittadina viva e in salute, ma che allo stesso tempo non deve cullarsi sugli allori, avendo sicuramente la colpa di non aver mantenuto molte delle promesse economiche fatte al popolo. Non prendiamocela con Silvia, non ha senso, magari avrà anche lei dei parenti lavoratori che aspettano un sostegno dallo Stato, ma oggi comunque vada saranno felici di rivederla di nuovo a casa.

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