Sono passati esattamente ottant'anni, ma le ferite sono ancora aperte e ben visibili nel nostro paese. Il 10 giugno 1940 Benito Mussolini proclamò l'ingresso in guerra dell'Italia al fianco del terzo Reich, convinto e sicuro che la folle idea della guerra lampo di Hitler sarebbe andata a buon fine. La storia andò diversamente e l'esercito italiano poco attrezzato e complessivamente inesperto, venne mandato letteralmente allo sbaraglio nelle varie spedizioni in Africa, Grecia e Russia dove contammo perdite ingenti di uomini.

L'inizio della fine della dittatura

Il 10 giugno 1940, dal balcone romano di piazza Venezia, Benito Mussolini proclamò l'ingresso in guerra dell'Italia al fianco dei tedeschi e contro gli alleati.

Una scelta che al di là del finto consenso che registrarono le fonti giornalistiche dell'epoca controllate dal regime fascista, non fu ben accolta dal popolo che sin da subito nutrì grandi dubbi sulla rapida fine del conflitto. Una giocata d'azzardo di Mussolini che portò ad un'ignobile carneficina: alla fine del conflitto si contarono tra formazioni militari e paramilitari 319.207 vittime, delle quali 246.352 furono morti in battaglia o prigionieri mai ritrovati dell'esercito italiano, oltre a circa 25.000 civili morti nei bombardamenti o vittime di rappresaglie.

Troppa l'inesperienza di molti battaglioni mandati allo sbando e pochissima la forza bellica da mettere in campo, ingredienti che resero l'esercito italiano un' "armata brancaleone" che subì umiliazioni dalla Grecia all'Africa passando per la Russia.

Soltanto le forze tedesche riuscirono a tenere vive le futili speranze di Mussolini, che comunque ben presto ricevette l'umiliazione e l'ordine da parte di Hitler di non effettuare più operazioni belliche autonome, relegando l'Italia e i suoi soldati a semplici satelliti della Germania nazista.

Un errore imperdonabile

Il 10 giugno 1940 nacque il nazifascismo: da quel giorno la vita dei soldati italiani fu messa al servizio di un folle piano di antisemitismo e selezione della specie umana che nel 1944 ci portò ad essere vittime di quello che inizialmente era un fuoco amico. C'è da ricordare che Mussolini aveva promulgato le leggi razziali in Italia a partire dal 1938, perseguitando ebrei e minoranze con violenza efferata.

Nell'ultimo anno di guerra lo stivale era per metà occupato dagli alleati, mentre nel nord Italia la resistenza partigiana veniva spesso soppressa dalla SS tedesche che ad un certo punto cominciarono anche a sparare sui civili, forti del risentimento e della delusione verso chi aveva tradito l'alleanza. Il 1944 rappresenta l'anno più triste e buio per l'Italia: migliaia di persone furono uccise con esecuzioni tedesche prive di processo. Molte di loro erano partigiani, altri erano fascisti e tantissimi altri semplici civili che furono vittime dell'egoismo e della smania di vittoria del duce, che mise sul tavolo della guerra la vita del suo popolo per poi pagare anch'egli con la sua.

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