Oggi 19 luglio sono passati venticinque anni dalla morte di Paolo Borsellino e della sua scorta: appena due mesi dopo la strage di Capaci, in cui ha perso la vita il magistrato Giovanni Falcone. Borsellino ha sempre continuato il suo lavoro, cercando di arrivare alla verità: dopo la morte dell'amico d'infanzia e collega Giovanni Falcone si è sentito un vuoto attorno. Borsellino è entrato nella magistratura nel 1966, ma gli anni ottanta rappresentano un periodo fondamentale nella sua carriera: l'amicizia con Rocco Chinnici, assassinato nel 1983 ed il conseguente arrivo di Antonino Caponnetto, che prende una decisione importante. Caponnetto intende istituire un pool antimafia, un gruppo di giudici istruttori, che si occupavano di reati di stampo mafioso: Borsellino faceva parte della squadra insieme a Falcone, Guarnotta e Di Lello.

Quanto sono importanti per i giovani le figure di Borsellino e Falcone?

L'anno del maxiprocesso

Non si può dimenticare l'anno 1986, quello del maxiprocesso, in cui si arriva all'arresto di mafiosi di spicco, grazie alle rivelazione di un pentito, che rispondeva al nome di Tommaso Buscetta: ci fu un numero di arresti record. Intanto nel 1987 il giudice Caponnetto va in pensione e c'è grande attesa intorno al nuovo consigliere istruttore della Procura di Palermo: come ha ribadito più volte Borsellino, la nomina di Falcone sembrava scontata, ma gli venne inaspettatamente preferito Antonino Meli per motivi di anzianità. Dopo la morte di Falcone, Borsellino rilasciò un'intervista al giornalista Lamberto Sposini, in cui citava una celebre frase del commissario Ninni Cassarà: "siamo cadaveri che camminano".

I migliori video del giorno

L'importanza di Falcone e Borsellino

Lo stesso Caponnetto, dopo la strage di Via D'Amelio in un'intervista, rivelò che "tutto era finito": ma il lavoro di Borsellino è stato determinante, se si considera la creazione del maxiprocesso che vedeva coinvolti un numero consistente di uomini d'onore di Cosa Nostra. Tra gli arresti più importanti si annoverano Pippo Calò, Michele Greco e Luciano Liggio: che furono chiamati ad un confronto con il pentito Buscetta, che aveva fornito delle informazioni segrete riguardo alla costruzione della cupola mafiosa e ai suoi componenti.

Di conseguenza il compito dei giovani dovrebbe essere quello di non dimenticare queste grandi personalità, che hanno sacrificato la loro vita per combattere Cosa Nostra. Per rimanere sempre aggiornati sulle notizie del mondo della cronaca, potete cliccare sul tasto in alto a destra segui e commentare. #paolo borsellino #Mafia