E puntuale arrivò la smentita. Maurizio Landini - dopo le polemiche e l'attacco del premier Renzi sulla sua presunta intenzione di candidarsi, attribuitagli da un titolo de Il Fatto quotidiano - ha scritto una lettera al Quotidiano diretto da Marco Travaglio per spiegare che quella volontà di candidarsi presente nel titolo corrisponde ad una "affermazione non pronunciata e perlomeno forzata" e che "come si può correttamente leggere nell'intervista pubblicata all'interno suo giornale, non è proprio presente". Landini aveva già in passato spiegato che quello che vuole costruire non è tanto un partito ma una aggregazione, una "coalizione sociale che superi i confini della tradizionale rappresentanza sindacale", e che in questo senso intende il suo "impegno politico". Un impegno che non vuole veder ridotto da un "titolo ad effetto". La sensazione è che ad auspicare quasi una discesa in campo di Landini siano anche e soprattutto gli esponenti più vicini a Renzi, se non lo stesso premier. Il senatore Stefano Esposito, ad esempio, scriveva oggi su Twitter che "Landini in politica sarebbe una buona notizia", così si potrebbero contarne i voti piuttosto che gli articoli sui giornali.

E la stessa chiamata in causa di Renzi sembrava in qualche modo un auspicio. E' vero che il premier è stato sollecitato dalla domanda di Lucia Annunziata, ma è anche vero che la battuta sul sindacato che lascia Landini sembrava pronta alla bisogna, e anche la citazione dello sciopero andato male a Pomigliano non sembrava uscita per caso. Al Pd di Renzi farebbe bene avere un "nemico" a sinistra, da affrontare e sconfiggere nella contesa elettorale, che sia nel 2018 o un paio d'anni prima. Ma l'impressione è che a Landini non interessi tanto sfidare il premier sul terreno elettorale, anche perché probabilmente conosce i problemi e i limiti della "sinistra" che si trova alla sinistra del Pd. Dunque ribadisce quel che dice da un anno a questa parte, mentre i giornali che una volta lo intervistavano e gli attribuivano un "asse privilegiato" con il premier contro la Camusso, oggi continuano ad intervistarlo attribuendogli la volontà di candidarsi contro Renzi.

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