La notizia che i primi 8 kg di cannabis, prodotta legalmente dallo Stato italiano per scopi terapeutici, sono pronti ad essere spediti a farmacie ed ospedali della penisola arriva all’indomani della due giorni organizzata dai Radicali italiani allo scopo di raccogliere le firme necessarie alla presentazione di una legge di iniziativa popolare che abbia per oggetto la legalizzazione dell’uso, ludico e terapeutico, della marijuana. La mobilitazione promossa dagli eredi di Marco Pannella, denominata ‘Legalizziamo Days’, rischia però di divenire storicamente obsoleta se sarà lo stesso legislatore (magari approvando il ddl sulla cannabis libera dell’Intergruppo parlamentare di Benedetto Della Vedova) a legalizzare il consumo di cannabisaumentando, al contempo, la produzione nello Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze.

I primi barattoli di cannabis di Stato

È proprio nel capoluogo toscano, infatti, che hanno visto la luce i primi 1600 barattoli da 5 grammi ciascuno della preziosa erba medica. A partire da ottobre, dunque, appena firmata la convenzione con il ministero della Sanità, i pazienti affetti da gravi patologie quali sclerosi multipla, Sla, tumori, Hiv e glaucoma potranno usufruire, almeno sulla carta, di un farmaco ormai considerato un toccasana dalla maggior parte dei medici perché riduce notevolmente gli effetti collaterali provocati dai farmaci tradizionali. Per il momento, la marijuana prodotta non sarà troppo potente perché avrà una percentuale di Thc e Cbd (i principi attivi della cannabis) non superiore al 6%.

Nonostante la novità epocale che sta scuotendo il mondo della medicina italiana, fioccano però le polemiche. Al momento, infatti, sono solo 13 le Regioni che hanno disciplinato per legge l’uso terapeutico della cannabis e non tutte assicurano l’erogazione del farmaco a carico del Servizio sanitario regionale. In più, protesta il Radicale Marco Perduca, i 100 kg all’anno che lo stabilimento di Firenze intende immettere sul mercato sarebbero sufficienti a soddisfare il fabbisogno di 200 pazienti, mentre la platea di interessati potrebbe superare i 10mila individui.

Flick antiproibizionista

In questo quadro, non fa nemmeno tanto scalpore la posizione antiproibizionista assunta dal giurista Giovanni Maria Flick. Intervistato da L’Espresso, l’ex ministro della Giustizia del governo Prodi I non lascia spazio a dubbi interpretativi. “Dobbiamo lasciarci alle spalle il secolo del proibizionismo”, afferma deciso.

Flick si dice favorevole all’impianto legislativo pro cannabis proposto dall’Intergruppo di Della Vedova e aggiunge di fatto il suo nome a quello di Raffaele Cantone e Franco Roberti, importanti magistrati già schierati sul fronte della legalizzazione della cannabis. Le motivazioni addotte da Flick considerano il fallimento della “guerra alla droga” che, anziché ridurre il traffico e l’uso di droghe, si è dimostrata una “crociata contro i tossicodipendenti”. Secondo Flick, in buona sostanza, la repressione ha favorito lo sviluppo del mercato delle droghe pesanti. Meglio quindi puntare su “legalizzazione, responsabilizzazione e prevenzione”.