Anno di grazia 2012, nemmeno tanto tempo fa. La designazione di Roma per le Olimpiadi 2020 pareva a un passo ma tutto saltò sul più bello. Fu l’allora premier del governo di emergenza, Mario Monti, a bloccare i sogni di gloria del CONI e degli italiani. Secondo il neo senatore a vita la crisi economica dilagante e un Paese vicino al default sul modello greco, non potevano ritenersi condizioni compatibili a una scommessa importante per lo Stato. Troppi i rischi che si celavano dietro i cinque miliardi di investimento previsti per una città allo sbando come Roma.

Corsi e ricorsi storici, si dirà, ora che sembra di rivivere lo stesso film a distanza di così poco tempo. Eppure Monti, commentando il rifiuto della sindaca Virginia Raggi di dare il benestare alla candidatura per i giochi del 2024, ha voluto allontanare il paragone con quella che fu la sua scelta. “Non ho elementi per pronunciarmi - ha affermato ai microfoni di SkyTg24 - ma certamente le condizioni di oggi sono diverse, perché l’Italia non è a rischio default come allora”. Finita l’era dell’austerity, anche per il senatore a vita Monti le Olimpiadi non sono più uno spauracchio.

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