Più che la sorte dei risparmiatori truffati e della ricerca degli effettivi responsabili del tracollo finanziario, la Commissione d’inchiesta sulle banche si è trasformata in un vero e proprio processo politico - mediatico. Due gli imputati principali: la sottosegretaria Maria Elena Boschi e il segretario del PD, Matteo Renzi. Che ruolo hanno giocato i due nel caso Etruria e quali sono le pressioni, laddove ci fossero state, che hanno esercitato a proprio vantaggio? Domande cruciali alle quali tutti hanno provato a corredare di una risposta a seconda della bandiera d’appartenenza.

Dopo aver udito le dichiarazioni di personaggi chiave in Commissione come Visco, Vegas e Ghizzoni, il gioco dello scaricabarile è proseguito tra le opposte fazioni. Da una parte c’è il PD che ha difeso la Boschi dal fuoco nemico sottolineandone la sua estraneità a qualsivoglia pressioni esercitate in pieno conflitto d’interessi; dall’altra ci sono tutti gli altri partiti che hanno raccolto l’assist della Commissione d’inchiesta per guadagnare una posizione di vantaggio allo scoccare della campagna elettorale.

È chiaro che, da qualunque lato la si guardi, il caso Boschi si è arricchito di nuovi coni d’ombra dopo che Ghizzoni, ex ad di Unicredit, ha reso pubblica una email inviatagli da Carrai che chiedeva lumi sull’acquisizione di Etruria. Per dirla alla Enrico Mentana: “Il problema non è più la Boschi, è l’inner circle del renzismo”.

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