Matteo Renzi conferma la fiducia a Maria Elena Boschi ma, questa volta, con riserva. Intervistato da Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera, tra i diversi temi toccati il segretario Pd affronta quello dello scandalo banche e del caso Banca Etruria. Ad una precisa domanda sulla necessità che l’attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio debba fare un passo indietro dalla vita politica, Renzi risponde testualmente: “A gennaio gli organi del partito decideranno, la mia opinione è che si debba candidare, senza alcuna incertezza”. Una frase che è stata interpretata da quasi tutti i maggiori mass media come una riconferma incondizionata della Boschi.

Ma quel sibillino “deciderà il partito” sembra una tattica ben studiata al fine di tenersi le mani libere se, nei prossimi giorni - dalle audizioni in commissione parlamentare sulle banche del governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, e dell’ex ad di Unicredit, Federico Ghizzoni - dovessero saltare fuori nuovi particolari scottanti sull’operato della famiglia Boschi per salvare Banca Etruria.

Renzi, Boschi e lo scandalo banche

Restando sulla questione banche, Matteo Renzi si è detto assolutamente non pentito di aver dato il via libera all’istituzione della commissione parlamentare. Anzi, risponde baldanzoso alla Meli, lo rifarebbe anche “domattina”. Il segretario Pd considera positivo il lavoro svolto dal presidente Pier Ferdinando Casini e dagli altri membri, perché si sta facendo luce sul fatto che “qualcuno ha rubato” e che la vigilanza di Bankitalia e Consob non ha funzionato come avrebbe dovuto.

Purtroppo, però, c’è da fare i conti con la “mistificazione”, così la definisce Renzi, fatta sulla vicenda banche da parte delle opposizioni politiche con il supporto di alcuni media. La previsione renziana è che le pretestuose polemiche politiche contro Maria Elena Boschi dureranno ancora una decina di giorni, mentre le conclusioni a cui arriverà la commissione “serviranno per i prossimi dieci anni”.

I meriti del Pd nel caso banche

La narrazione di Matteo Renzi dipinge il suo partito, il Pd, come il salvatore del sistema bancario italiano “dalla più grande crisi del dopo guerra”. Il risultato dell’operato del suo governo sarebbe stato, a suo dire, il salvataggio di decine di migliaia di correntisti e di migliaia di posti di lavoro, oltre naturalmente alla cacciata di “un centinaio di membri dei consigli di amministrazione”.

Insomma, il Pd renziano si sarebbe erto a strenuo difensore dei “risparmi del ceto medio” contro le trame di “manager senza scrupoli” e politici corrotti.

Banca Etruria e Maria Elena Boschi

L’interesse della Meli cade poi, inevitabilmente, sul caso Banca Etruria e sul ruolo della famiglia Boschi. Per Renzi esiste solo una parola adatta a definire quanto sta accadendo intorno al suo braccio destro (insieme a Luca Lotti): “Demagogia”. Sarebbe infatti stato creato ad arte un “capro espiatorio” al fine di additare al pubblico ludibrio come unico problema delle banche italiane il caso Banca Etruria-Boschi. Il segretario Dem prova a prendersela con i giornali che, dopo l’audizione di Giuseppe Vegas in commissione, hanno puntato l’attenzione solo sul pranzo milanese tra la Boschi e il presidente uscente di Consob, senza approfondire le carenze in vigilando di quest’ultimo negli ultimi sette anni.

Insomma, la Boschi sarebbe “oggetto di un’attenzione spasmodica” per coprire “i veri scandali di questi anni” che, naturalmente, Renzi si guarda bene dallo specificare. Comunque sia, come già accennato nel primo paragrafo, Boschi gode ancora della fiducia di Renzi (“Si deve candidare”), anche se non più piena e incondizionata come in passato (“Gli organi del partito decideranno”).

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