Gli italiani all'estero iscritti all'AIRE nel corso del 2014 sono cresciuti globalmente del 3,6%, sfondando l'impressionante soglia dei 5 milioni. Gli incrementi più elevati si sono riscontrati in Germania, Regno Unito, Canada, Brasile e USA, confermando come l'emigrazione sia distribuita in tutti i continenti, con sensibili variazioni da Paese a Paese. Si può affermare, quindi, che quasi l'8% dei cittadini italiani vivono fuori dai confini nazionali. È veramente una "Altra Italia", nella maggior parte dei casi ancora molto legata al Bel Paese, a cui bisogna dare ascolto e dimostrare riconoscenza, interesse, vicinanza e presenza.

Nel testo definitivo della Legge di Bilancio per il 2018 e per il triennio '18-'20, sono stati approvati emendamenti che migliorano quantitativamente e qualitativamente la vita dei nostri emigrati.

Ad annunciarlo con soddisfazione è l’onorevole Alessio Tacconi, membro dal 2013 della III Commissione Affari Esteri. Nato a Verona 40 anni fa sotto il segno della Vergine e laureato in Ingegneria Gestionale all'Università di Padova, ha concentrato la sua attività politica su iniziative a favore degli italiani all'estero, e sui temi dell'ambiente e del benessere degli animali.

Attualmente vive in Svizzera, da dove promette aria nuova nel Pd.

In esclusiva per Blasting News lo abbiamo intervistato.

Nato a Verona, laureato a Padova, vissuto a Milano. Oggi a Zurigo. Sono stati motivi strettamente legati alla professione a portarla in Svizzera?

Sì, mi sono trasferito in Svizzera quasi 10 anni fa, accettando un'offerta di lavoro. Ho fatto lo stesso percorso di molti italiani che hanno lasciato il nostro Paese per cercare altrove migliori condizioni per la piena realizzazione dei propri sogni.

Il numero di italiani residenti all'estero è cresciuto in maniera vertiginosa negli ultimi anni, raggiungendo livelli esponenziali proprio in concomitanza con l'apertura (illimitata o quasi) delle frontiere da parte della Cancelliera Angela Merkel. Stiamo tornando ai tempi delle valigie di cartone? Agli anni dei Gastarbeiter?

Non credo. Per quanto riguarda l'emigrazione italiana, siamo passati dalle "valigie di cartone" agli smartphone.

Mi spiego meglio. Come succedeva un tempo, molti nostri connazionali si spostano all'estero perché in Italia non hanno trovato soddisfacenti condizioni di lavoro; ma c'è anche un altro tipo di emigrazione - frutto anche degli scambi culturali promossi dall'UE tramite il progetto Erasmus - che coinvolge soprattutto giovani che sentono il desiderio di fare nuove esperienze all'estero per arricchire il loro bagaglio culturale.

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Gli uni e gli altri partono con conoscenze e strumenti che i loro nonni e bisnonni non avevano. Ciò non toglie che nei paesi di destinazione essi non abbiano bisogno di supporto nell'affrontare le difficoltà che l'inserimento in un nuovo contesto sociale presenta, dalla ricerca di un'abitazione a quella di un lavoro, dall'assistenza sanitaria all'assistenza legale. È proprio qui che devono entrare in gioco le nostre istituzioni per far sì che i nuovi italiani oltre confine non si sentano abbandonati, ma considerati e accompagnati dal loro Paese durante l'inizio della loro nuova vita all'estero.

Ho spinto molto negli ultimi anni perché ciò accada e continuerò a farlo.

Dall'altra parte, le migrazioni dall'Africa e dall'Asia sono un fenomeno epocale che, a mio avviso, non si potrà arrestare finché non si creeranno nei paesi di origine migliori condizioni di vita. L'Italia sta già facendo molto attraverso le politiche di cooperazione allo sviluppo, la stabilizzazione politica dei paesi di provenienza, gli accordi politici per il controllo delle frontiere e i risultati cominciano finalmente a farsi vedere. Ci aspettiamo adesso, su questo versante, un reale supporto dell'intera Europa.

Si è mai sentito un po' straniero anche Lei?

E che cosa ha provato?

Ormai sento l'Europa come la mia casa, ma certamente anch'io mi sono sentito un po' straniero, soprattutto all'inizio della mia esperienza all'estero. È strano sentirsi, all'improvviso, dall'altra parte della barricata, cioè a casa di qualcun altro. Una sensazione che fa capire come in realtà nessuno, nel mondo, dovrebbe sentirsi straniero, e la storia millenaria dell'Europa dovrebbe spingerci ad abbattere qualsiasi barriera.

Quali sono - a Suo avviso - le priorità da affrontare sul fronte dei diritti degli italiani all'estero?

A mio avviso, gli italiani all'estero devono avere gli stessi diritti degli italiani in patria, considerando, naturalmente, il diverso contesto in cui si trovano a vivere.

Tra questi il miglioramento e la digitalizzazione dei servizi consolari, la riduzione delle imposte e dei costi per chi possiede un'abitazione in Italia, la copertura automatica da parte del Servizio Sanitario Nazionale per chi torna temporaneamente in Italia. E poi ancora il miglioramento delle procedure del voto all'estero con l'introduzione del voto elettronico, le agevolazioni fiscali per chi rientra stabilmente in Italia dall'estero, la promozione della nostra cultura e del Made in Italy.

Brexit: the day after

Quanto è cambiato il volto dell'emigrazione italiana dopo la Brexit nel Regno Unito e nel resto dell’Europa?

Il mio auspicio è che Brexit sia l'occasione buona per un rilancio deciso dell'Unione Europea, che si avvii con sempre maggiore slancio a diventare gli Stati Uniti d'Europa. Non mi sembra che Brexit abbia cambiato di molto le caratteristiche dell'emigrazione italiana. Continuerò a monitorare attentamente i negoziati tra Regno Unito e UE, affinché i diritti dei nostri connazionali residenti in UK siano garantiti al 100%.

Sono stati diffusi lunedì sera i sondaggi politici elettorali in vista dell’imminente ritorno alle urne. "Malissimo il PD" è stato detto. A cosa è dovuto, secondo Lei, questo calo progressivo del Partito Democratico?

Sfiducia nell'operato del suo capo "carismatico" Renzi?

I sondaggi degli ultimi giorni, ne sono convinto, saranno ribaltati dal responso delle urne il 4 marzo prossimo. L'attuale "sentimento" verso il PD è dovuto, a mio avviso, in primo luogo alle divisioni che hanno lacerato il partito negli ultimi tempi e al logorio di 5 anni di governo, molto complessi sia a livello nazionale che internazionale. Penso, però, che la fiducia sarà riconquistata agli occhi del nostro elettorato con l'evidenza dei risultati ottenuti negli ultimi anni. Gli importanti risultati raggiunti in campo economico e sociale, dall'incremento dei posti di lavoro all'aumento del PIL, insieme con le misure di contrasto alla povertà, le unioni civili, il "dopo di noi", la legge sul "fine vita", rappresentano solo alcuni dei successi economici, sociali e civili che hanno fatto dell'Italia un Paese migliore e che spero gli elettori vorranno riconoscere.

Su queste linee guida noi continueremo a lavorare, non con facili promesse populiste e demagogiche, ma con proposte concrete per il futuro dell'Italia e dei suoi cittadini.

Quanto conta, dott. Tacconi, il voto degli italiani all'estero? E cosa vorrebbe vedere cambiato nelle modalità di chiamata e accesso alle urne?

Il voto degli italiani all'estero è sacro per garantire a tutti la possibilità di esprimere la loro idea sul futuro del nostro Paese. Di certo, dopo qualche anno dalla sua introduzione, è arrivato il momento di modificarne alcuni aspetti, per esempio semplificando le procedure di voto e automatizzando le operazioni di scrutinio.

A mio avviso, i tempi sono anche maturi per l'introduzione del voto elettronico, previa richiesta individuale del singolo cittadino.

Gli investimenti per la cultura italiana all'estero non rispecchiano i dati sulla carta. Drastici tagli sono stati fatti nei confronti degli enti che erogano i corsi di lingua e cultura italiana. E l'ultima selezione dei docenti per il contingente italiano all'estero risale al 2012.

Non crede che una maggiore attenzione all'esigenza sempre più avvertita da tutti noi di trasparenza e garantismo - soprattutto oltre-frontiera - potrebbe assicurare alla nostra cultura, amata e apprezzata in tutto il mondo, un futuro migliore?

Sono pienamente d'accordo con Lei che l'esigenza di trasparenza e di garantismo non debba mai essere elusa. Mi consenta, però, di accennare ad alcuni dati storici che dimostrano come negli ultimi anni ci sia stata una graduale inversione di tendenza nell'erogazione dei fondi per la lingua e la cultura italiana e dei contributi a favore degli enti gestori. Il Capitolo 3153, quello appunto che eroga i contributi agli enti gestori, è passato dagli 8.3 milioni di € nel 2012, ai 12 milioni di € nel 2016 e 2017, ai 13.9 milioni di € previsti per il 2018. Tutto ciò è stato possibile anche grazie all'inserimento, nel bilancio per il 2017, di un Fondo Cultura di 150 milioni in quattro anni, a dimostrazione dell'importanza che il Governo annette agli investimenti in cultura.

Anche sul fronte degli organici da inviare all'estero per i corsi di lingua e cultura, si è registrata finalmente un'inversione di tendenza grazie al lavoro dei deputati PD in commissione affari esteri e in commissione cultura: nella legge sulla "Buona Scuola", infatti, è stato previsto, dopo la stagione dei tagli, un incremento di 50 unità del personale docente da inviare all'estero. Probabilmente tutte queste misure non sono ancora sufficienti; penso tuttavia che debba essere riconosciuto uno sforzo, certamente non scontato nelle attuali situazioni economiche, di venire incontro ad esigenze fortemente sentite dalle nostre collettività d'oltre confine.

Italia e Germania sono due nazioni sorelle, ormai. Investirebbe maggiori risorse economiche e umane per valorizzare la cultura e la presenza degli italiani anche in Germania, tutelandone i diritti?

Ha detto bene: l'Italia e la Germania sono due nazioni sorelle che sono attratte da un richiamo e da un fascino reciproco che va oltre l'interdipendenza economica. Penso che su questa attrazione reciproca si possa consolidare un rapporto sempre più stretto non solo in campo economico, ma soprattutto in ambito sociale e culturale. So che esistono già iniziative a livello governativo per promuovere scambi giovanili fra i due Paesi, per la concessione di borse di studio a studenti meritevoli che vogliano compiere periodi di studi nell'altro Paese, per promuovere la conoscenza dell'italiano fra gli studenti tedeschi (mi risulta che la nostra lingua è "la più amata" in Germania). Ai tedeschi noi dobbiamo offrire quello che essi più amano, e cioè la nostra lingua, la nostra cultura, la nostra gastronomia, tutto quello che costituisce il "brand Italia". Questo lo possiamo fare non solo attraverso politiche di partenariato fra Governi, con opportuni investimenti di risorse finanziarie e umane, ma anche attraverso quelle antenne speciali che sono le nostre numerose collettività sparse per tutto il Paese. Un Paese che le ha accolte nel momento difficile dell'emigrazione e che le ha sapute integrare nel proprio tessuto sociale.

Che cosa si aspetta dalle prossime elezioni? Quali cambiamenti nel nostro Paese e oltre-frontiera?

Mai come oggi, l'Italia e l’Europa hanno bisogno di fuggire dalle sirene dei facili populismi di destra e di sinistra. I prossimi Governi dovranno lavorare per il consolidamento della ripresa economica e delle riforme in campo sociale. Si dovrà fare investendo su quello che abbiamo di più prezioso: le nostre eccellenze in tutti i campi, la nostra cultura, le risorse artistiche e turistiche, riservando una particolare attenzione allo sviluppo del Mezzogiorno. Visto dall'estero, tutto questo servirà anche per arrivare all'obiettivo che ho sempre considerato prioritario: che il trasferirsi all'estero sia, per ognuno, frutto di una scelta individuale e non una decisione forzata dall'assenza di alternative.

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