Non tutti sanno che essere presenti nelle liste elettorali ha un prezzo. Soprattutto se i candidati sono stati inseriti in posizioni o collegi considerati sicuri, ovvero con elevatissime possibilità o, in alcuni casi, con la certezza matematica di essere eletti in parlamento, a prescindere dal risultato elettorale.

La nuova legge che regola le elezioni, infatti, come molti sapranno, prevede una quota proporzionale per i due terzi degli eletti, consentendo a chi è capolista nei maggiori partiti di essere certo dell'elezione prima ancora che inizi la campagna elettorale vera e propria. In virtù delle caratteristiche di questa legge, quasi tutti i partiti maggiori presentano un vero e proprio tariffario ai loro candidati.

Il listino prezzi dei partiti

Molti partiti presentano ai loro rappresentanti un vero e proprio listino prezzi, ma le cifre sono sempre 'ufficiose', poiché tutti sanno che il 'contributo', come molti lo chiamano, esiste, ma quasi sempre nessuno lo rende pubblico. Spulciando in rete, scopriamo dal sito del quotidiano genovese 'Il Secolo XIX' che in Liguria il PD chiede 25mila euro da pagare anticipatamente a chi ricopre quelle posizioni ritenute sicure nei collegi proporzionali. In Piemonte il partito guidato da Matteo Renzi arriva addirittura a chiedere 40mila euro ai deputati uscenti e ai consiglieri regionali in corsa. Se invece si è in posizione sicura, ma non si ricoprono cariche, la tariffa scende a 30mila. Tutti gli altri candidati pagano invece mille Euro con l'impegno di versare la differenza nel caso venissero eletti.

Simili tariffe sono previste per chi si presenta in lista con Forza Italia. Chi è già certo dell'elezione deve fornire una fidejussione da 30mila Euro. Non versa denaro nell'immediato, ma firma quindi un impegno che obbliga al pagamento nei giorni immediatamente successivi al 4 marzo, il giorno in cui gli italiani si recheranno alle urne [VIDEO]. Il tariffario è in uso sicuramente anche per la Lega di Matteo Salvini [VIDEO] e Liberi e Uguali, la lista capitanata dal presidente del Senato uscente Piero Grasso, ma non siamo riusciti a trovare in rete quanto hanno chiesto ai loro candidati.

Esiste un'eccezione. L'unica lista che si presenterà alla tornata elettorale che non prevede un vero e proprio listino, tra le cosiddette big, è il Movimento 5 stelle. Viene richiesto un contributo libero in base alle proprie disponibilità da versare al movimento per finanziare la campagna elettorale 'nazionale' di Luigi di Maio.