La nuova alleanza di Governo tra Movimento Cinque Stelle e Partito Democratico, che in serata dovrebbe ricevere l'imprimatur dal presidente della Repubblica al termine del secondo giro di consultazioni miete, come prevedibile, alcune "vittime" tra gli esponenti dei due schieramenti.

Se tra le fila dei pentastellati le voci più critiche sono rappresentate in parte da Alessandro Di Battista e soprattutto dal senatore Gianluigi Paragone, che ha già preannunciato il suo voto negativo alla fiducia e le successive dimissioni da parlamentare, oggi si registrano forti dissensi anche tra i "Dem".

Carlo Calenda si è dimesso dalla direzione nazionale, l'ex renziano Matteo Richetti è stato l'unico a votare contro

Due importanti figure del partito guidato da Nicola Zingaretti si sono espresse in maniera totalmente negativa nei confronti dell'accordo di Governo con il Movimento Cinque Stelle, reagendo in maniera differente ma spinti dallo stesso spirito. Entrambi contestano il repentino cambio di strategia dopo la deliberazione di luglio che chiudeva ad ogni rapporto con M5S. La mossa più clamorosa è stata quella di Carlo Calenda.

L'ex ministro dei Governi Renzi e Gentiloni, da pochi mesi eletto al Parlamento Europeo con più di 200mila preferenze personali ha scritto una lettera al segretario Nicola Zingaretti pubblicata integralmente dal sito "Huffington Post" con la quale comunica le sue dimissioni dalla direzione nazionale del Pd e, probabilmente, anche dal partito a cui aveva aderito dopo le elezioni politiche del 2018.

La motivazione addotta da Carlo Calenda è quella della coerenza. Essendosi sempre espresso in maniera critica sui contenuti e sulle differenze con il movimento guidato da Luigi Di Maio, l'ex ministro ha ritenuto un atto dovuto rimettere il proprio mandato dirigenziale in contrasto con la linea governativa espressa dalla maggioranza dei componenti del suo partito in questi giorni.

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Politica M5S

Analoghe motivazioni hanno spinto il deputato emiliano Matteo Richetti, uno dei primi storici componenti della cosiddetta area "renziana" del Partito Democratico a votare contro la nuova alleanza con il Movimento Cinque Stelle. Il suo è stato l'unico voto negativo espresso nella direzione nazionale del partito riunitasi in giornata, poche ore prima dell'appuntamento della delegazione alle consultazioni del Quirinale.

Intervistato da "Il Fatto quotidiano", Richetti ha motivato la sua decisione con il timore che sui temi importanti di Governo ci possano essere sin da subito posizioni inconciliabili tra i due partiti, portando come esempio l'intenzione dei pentastellati di revocare le concessioni autostradali al gruppo Benetton.

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