Donato Toma, sostenuto da tutto il centrodestra, è il nuovo governatore del Molise con il 44% delle preferenze e supera l'avversario del Movimento 5 Stelle Andrea Greco che si ferma al 38,5%. L'affluenza alle urne è stata solo del 52,6%. Questa, in sintesi, la notizia principale che apre tuttavia interessanti scenari a livello di politica nazionale, nonostante il 5 Stelle rivendichi di essere ancora il primo partito e di aver triplicato i consiglieri molisani che passano da due a sei.

La lettura non univoca di un'elezione molto attesa

I giornali e i siti on line si stanno già sbizzarrendo nelle analisi ma un dato sembra difficile da ignorare. Il Movimento 5 Stelle aveva ottenuto il 44% dei voti alle elezioni politiche del 4 marzo e ora si è attestato sul 31,6%. Un'erosione notevole, pur considerando i meccanismi elettorali che differenziano le elezioni politiche da quelle amministrative.

Non a caso, molti opinionisti parlano apertamente di mancato sfondamento e di vittoria a portata di mano sfumata, a meno di due mesi della precedente tornata elettorale.

Il risultato molisano e le decisioni del Quirinale influenzano la politica nazionale

Luigi Di Maio prosegue nel suo tentativo di dialogo privilegiato con Matteo Salvini e quest'ultimo non ha rinunciato all'idea di creare un governo in collaborazione con il movimento 5 Stelle invitandolo nuovamente a sedersi al tavolo.

Tuttavia i due protagonisti sono alle prese con due convitati di pietra. Il primo è la riconferma che il centrodestra vince solo se unito, anche se, nel caso molisano, varie liste civiche hanno sostenuto Donato Toma, giocando un ruolo chiave nel risultato. Il secondo aspetto è il probabile conferimento al presidente della Camera Roberto Fico di un ampio mandato esplorativo da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Le difficoltà di Luigi Di Maio e di Matteo Salvini

Luigi Di Maio ha puntato molto sulla possibile frattura della coalizione di centrodestra che ha sempre definito artificiale, cercando di costruire il nuovo governo solo con l'aiuto della Lega, ma il risultato del molise dimostra, in realtà, che quel modello di alleanza ha premiato esattamente come in Lombardia, Veneto, Liguria e in vari comuni quali Genova e La Spezia, che hanno cambiato schieramento per la prima volta l'anno scorso dopo decenni di governi di sinistra.

Inoltre, la presenza di Roberto Fico come esploratore incaricato potrebbe essere ingombrante per Di Maio che, insieme con Casaleggio, è definito sostenitore della linea governativa, mentre Fico e Alessandro Di Battista sarebbero, a giudizio di molti opinionisti, esponenti dell'ala movimentista del 5 Stelle e più vicini a Beppe Grillo che non esclude l'alleanza con la Lega, ma mostra meno entusiasmo del suo giovane delfino.

Matteo Salvini si trova di fronte a scelte altrettanto cruciali, perché rompere l'alleanza con Forza Italia e Fratelli d'Italia, dopo una nuova vittoria elettorale e un'altra probabile in Friuli Venezia Giulia, provocherebbe uno scossone incomprensibile agli elettori di centrodestra che puntano sull'unità della coalizione.

Breve periodo di decantazione?

Un nuovo mandato esplorativo deciso dal Quirinale per tentare di sbloccare lo stallo non dovrebbe provocare accelerazioni fino alle elezioni friulane del 29 aprile. Dai primi di maggio però si trarranno le conclusioni e i veti incrociati potrebbero impedire anche la nascita di un governo istituzionale, aprendo scenari al momento non prevedibili, senza escludere il ritorno alle urne con l'incognita di una nuova legge elettorale.

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