La crisi migratoria resta al centro delle discussioni in tema di politica comune europea, sospinta a piè pari da Salvini quanto dai ministri degli Interni di austria e Germania Seehofer e Kickl. All'incontro programmato per stamattina nella capitale tirolese, il vice -premier italiano ha rassicurato la stampa nostrana sulla comunanza d'intenti tra i rappresentanti delle istituzioni - già apostrofati dalle rispettive opposizioni con l'appellativo "i volenterosi" in via sarcastica - e l'Unione Europea sul piano della sicurezza delle frontiere esterne.

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I tre ministri: "Limitare i flussi in partenza". Ma è ancora scontro sui secondi approdi

Incalzato dai giornali sui temi trattati in questo singolare Vertice a tre, il capo del Viminale ha evidenziato come sia possibile limitare la circolazione intra moenia puntando essenzialmente al blocco delle partenze e ai respingimenti costanti. Con queste parole, Salvini glissa sul vero motivo della discordia tra la porta del Mediterraneo e i due paesi continentali: i paesi cosiddetti di secondo arrivo -o approdo- , indicando con questo termine le nazioni in cui i richiedenti asilo esprimono l'intenzione di stabilirsi.

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Il tema viene liquidato dai ministri come "in via di trattativa più approfondita". Molto c'è ancora da fare, quindi, sul piano diplomatico tra i tre Interni intorno ai punti più delicati dell'accordo.

Seehofer si rivolge ad Avramopoulos: "Ora deve ascoltarci"

La richiesta di ascolto al commissario responsabile per l'immigrazione di Eurolandia viene dunque lanciata da Seehofer con tono di sfida: i responsabili della sicurezza interna, infatti, presenteranno i risultati dell'odierno incontro informale tra una settimana esatta a Vienna.

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Matteo Salvini

L'appuntamento interessa ancor più il paese che attualmente presiede il Consiglio dell'UE: l'Austria, infatti, dimostrerà in quest'occasione, per la prima volta da una posizione di rappresentanza, le proprie intenzioni sulla questione dei migranti. La realizzazione pratica dell'intesa coi due paesi fondatori rafforzerebbe non solo la linea dei quattro di Visegrad, ma anche l'intero asse eurocritico di destra, che oggi costituisce un'espressione univoca e consolidata di istanze populiste, giunta al banco di prova delle promesse elettorali dell'ultimo biennio.

Il quadro politico attuale, se rafforzato dai primi risultati concreti, potrebbe orientare le decisioni elettorali in vista delle prossime europee: un rischio che i partiti liberal- conservatori e progressisti, unanimemente, tentano di scongiurare.

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