L'annuncio del premier Giuseppe Conte, che ha dato il via libera alla realizzazione del gasdotto Tap in Puglia, ha scatenato la confusione all'interno del Movimento 5 Stelle. L'offensiva dei comitati No Tap è partita sui social già ieri, con la diffusione di alcuni video in cui militanti strappano le tessere elettorali, un modo chiaro per manifestare al M5S la propria intenzione di non dare più il proprio voto a chi non mantiene le promesse elettorali (da ricordare che Alessandro Di Battista, ex deputato M5S, aveva in passato affermato che col Movimento al governo sarebbero bastate due settimane per bloccare la realizzazione del Tap).

Dal Movimento No Tap arrivano anche richieste di dimissioni per il vicepremier Di Maio, la ministra Barbara Lezzi e i parlamentari pentastellati eletti in Salento.

Tap: 3 parlamentari del M5S contro Di Maio

Vistosi messo all'angolo, il vicepremier Di Maio ha cercato di giustificare la decisione del governo con l'esistenza di penali da 20 miliardi di euro, in caso di mancato avvio dei lavori, penali delle quali prima di diventare ministro (cioè in campagna elettorale) non avrebbe conosciuto l'esistenza.

A smentirlo, tuttavia, non è soltanto l'ex ministro dello Sviluppo Economico Calenda, ma anche tre parlamentari del M5S. Secondo i senatori Lello Ciampolillo e Saverio De Bonis e la deputata Sara Cunial non è possibile che esistano penali, in quanto non c'è alcun contratto in essere tra Stato e Tap. Inoltre, sempre secondo i tre parlamentari pentastellati, non vi sarebbero neppure costi per lo Stato, in quanto le prescrizioni a Tap non sarebbero ad oggi state rispettate.

Tap: Salvini e Tria favorevoli senza riserve

Sulla realizzazione del gasdotto continuano ad essere molto distanti anche le posizioni all'interno del governo. Se quella di Luigi Di Maio non può che essere una resa a denti stretti, l'altro vicepremier e leader leghista Salvini si mostra invece favorevole senza riserve all'opera, dichiarando che essa deve andare avanti perché servirà a far pagare agli italiani, famiglie ed imprese, costi inferiori per l'energia.

Anche Giovanni Tria, ministro dell'Economia, dalla festa del Foglio, dove era ospite, si è mostrato in sintonia con Salvini ed è anzi andato oltre, affermando la necessità di sbloccare tutte le opere pubbliche (il pensiero non può che correre, immediatamente e primariamente, alle questioni ancora aperte di Tav e tunnel del Brennero).

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