Il recente arresto, insieme al figlio Francesco, dell’imprenditore siciliano Paolo Arata, ex deputato di Forza Italia e poi consulente della Lega nel settore energia, con le accuse di corruzione, autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni, ha scatenato un fuoco di fila politico e mediatico contro Matteo Salvini, chiamato a spiegare la natura dei rapporti del suo partito con gli Arata. Tra i cannoneggiatori più instancabili del leader leghista c’è sicuramente Marco Travaglio.

Il direttore del Fatto Quotidiano, in un editoriale pubblicato sul suo giornale giovedì 13 giugno, ricostruisce la vicenda Arata e, soprattutto, pone a Salvini sei domande sulla scottante questione, invitandolo caldamente a decidersi finalmente a rispondere.

Marco Travaglio ricostruisce il caso Arata: ‘Salvini ha riciclato un pezzo maleodorante di FI’

Marco Travaglio inaugura il suo editoriale, intitolato ‘La Bad Company’, ricordando chi sia Paolo Arata, quali rapporti abbia avuto con la Lega e quali siano i reati di cui ora è accusato.

Per quanto riguarda la presunta intestazione fittizia di beni che viene contestata all’imprenditore siciliano, Travaglio sottolinea che quei ‘beni’ sono di Vito Nicastri, imprenditore trapanese impegnato nel settore dell’eolico, attualmente detenuto perché accusato di essere un favoreggiatore della latitanza di Matteo Messina Denaro, il boss ‘primula rossa’ di Cosa Nostra. Le indagini sulla presunta corruzione della Arata’s family vanno avanti da mesi e riguardano anche la presunta mazzetta intascata dal fedelissimo di Matteo Salvini, Armando Siri.

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Matteo Salvini

Mentre l’altro figlio, Federico, è stato addirittura assunto come consulente economico dal Sottosegretario del Carroccio Giancarlo Giorgetti. Insomma, secondo Travaglio, “Salvini deve rispondere all’opinione pubblica del riciclaggio di un pezzo maleodorante di Forza Italia saltato sul carro della Lega senza incontrare alcun ostacolo”.

‘Lega penetrata come una lama calda nel burro da Arata’

L’accusa formulata da Marco Travaglio è che la Lega sia stata penetrata “come una lama calda nel burro” da Arata.

Per questo motivo decide di porre sei domande molto articolate a Matteo Salvini, aggiungendo che “dovrà decidersi a parlare se vuole evitare un voto di sfiducia”. La prima domanda riguarda il modo in cui ha conosciuto Paolo Arata e chi glielo avrebbe presentato. Il secondo quesito chiede di fare luce sul conflitto di interessi dell’imprenditore di cui il leader leghista sarebbe stato a conoscenza.

La terza domanda punta a comprendere perché Arata fosse stato invitato al convegno leghista sull’energia, tenuto a Piacenza il 16 luglio 2017, unico episodio in cui Salvini ammette di averlo incontrato. Domanda numero quattro: “Chi incaricò Arata di scrivere il programma energetico della Lega?”. Con la quinta domanda Travaglio mette infila la “serie impressionante di favori” che la Lega avrebbe fatto agli Arata e chiede a Salvini che cosa debba il suo partito “a quella famiglia”.

Sesta domanda: perché Salvini non chiede scusa agli italiani per le “scelte sciagurate” compiute su Arata?

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