Confronto serrato a Dimartedì tra Pietro Senaldi e Mattia Santori. Nella serata di martedì 29 settembre, tra gli ospiti del talk show condotto su La7 da Giovanni Floris, ci sono anche il direttore del quotidiano Libero e uno dei fondatori del movimento politico delle Sardine.

Santori annuncia che, se il Pd non deciderà prendere in considerazione le istanze del movimento, le Sardine sarebbero pronte a “creare un soggetto politico pronto a candidarsi”. Per Senaldi, invece, non avrebbero più “molto da dire”. Il giornalista attacca a testa bassa anche per una frase pronunciata recentemente da Santori sui napoletani che non mettono il casco in moto.

La sardina risponde in maniera piccata.

Dimartedì: Senaldi critica le Sardine

Pietro Senaldi si dice convinto che le Sardine non ricorrano al “politichese” allo scopo di “nascondere chissà quale strategia o messaggio”. Lui pensa invece che lo facciano perché “non hanno più molto da dire”. Nel senso che, prova a spiegarsi il direttore di Libero durante Dimartedì, hanno avuto un ruolo importante durante le elezioni Regionali in Emilia-Romagna, perché si doveva “mettere un vestito nuovo a un’idea vecchia. La sinistra era logora e loro hanno portato molta freschezza”. Ma si tratta comunque di un “vestito su un corpo vecchio”. Una volta “passata la paura di Salvini”, però, “ecco che la funzione delle Sardine viene un po’ meno.

Santori si sente un po’ escluso e risponde a Zingaretti”.

Le due domande del direttore di Libero al leader delle Sardine

Senaldi ha due domande da porre a Santori. Ma prima ricorda quando, nell’ultima occasione che si sono incontrati proprio a Dimartedì, gli aveva chiesto per chi avrebbe votato, senza però ricevere risposta.

Ora al direttore di Libero sembra “piuttosto evidente” per chi voterebbe il leader delle Sardine. Quindi la sua domanda è: “Ma se Zngaretti, oltre a scrivere lettere, lo candidasse”, gli chiedesse di dargli una mano, lui riterrebbe di essere “utile alla causa del Pd”? La seconda domanda, invece, è una richiesta di chiarimenti sulle sue recenti dichiarazioni sulla città di Napoli, dove ci sarebbe la “cultura di non mettere il casco”.

Una frase che se fosse stata pronunciata da un giornalista di Libero, chiosa, un “secondo dopo” avrebbe fatto scattare il processo da parte dell’Ordine dei giornalisti.

Lo scontro Santori-Senaldi a Dimartedì

“Partiamo dalla seconda domanda, è brutto dare per scontato che a Napoli non ci si metta il casco”, interviene il conduttore di Dimartedì Floris.

Santori cerca di spiegarsi parlando di un “ragionamento più complesso” da fare. “Non sempre la legge viene applicata nello stesso modo perché non viene percepita in uguale maniera da un territorio”. Cita l’esempio della Svizzera, dove qualche anno fa si continuava a fumare nei locali pubblici nonostante il divieto. “Quindi c’è una cultura dell’illegalità a Napoli?

Non mettere il casco è illegale”, lo interrompe Senaldi. “Non l’ho mai detto. Possiamo parlare di cose serie o dobbiamo andare avanti?”, protesta Santori. “Secondo me ne usciamo se dice che era un cliché poco fortunato quello che ha utilizzato. Il concetto può essere giusto, l’esempio non è stato un granché”, insiste anche Floris. “Negli anni ‘80 si andava senza casco in moto e nessuno era criminale”, chiude allora il discorso Santori che poi, per quanto riguarda la domanda su Zingaretti, afferma che “noi siamo in prestito in questa fase, bisogna avere la coerenza di ricordarsi da dove veniamo. Nessuno di noi vuole fare carriera politica, però è nostro dovere sottolineare quando c’è un vuoto da colmare”.

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