La data del 20 novembre era una delle scadenze cruciali per la strategia anti-coronavirus. In attesa del Dpcm di dicembre sono, perciò, arrivate le ordinanze del Ministero della Sanità. Il Ministro Roberto Speranza ha firmato la conferma della 'zona rossa' per Calabria, Lombardia, Piemonte e Valle d'Aosta. Restano, invece, arancioni Puglia e Sicilia. La nuova ordinanza, essendo organica al Dpcm, avrà valore fino al prossimo 3 dicembre. Tuttavia, come vedremo più avanti, l'aggiornamento bi-settimanale dei dati potrebbe comportare sensibili cambiamenti a partire dal 27 novembre. Alla scadenza del decreto emanato dal Giuseppe Conte (cioè il 4 dicembre) andrà in vigore quello che sarà il nuovo complesso di norme anti-contagio.

Si viaggia su due binari: la speranza che i segnali positivi relativi al rallentamento della curva proseguano e la consapevolezza che sta arrivando il Natale. Un periodo cruciale sia sotto il profilo affettivo e sociale, ma anche e soprattutto economico. La convergenza delle due line dovrebbe portare ad un parziale allentamento delle misure, senza però concedere libertà simili a quelle estive. Anche perché, nella malaugurata ipotesi dovessero ancora esserci zone ad alto rischio (rosse), non è detto che si proceda ugualmente verso una linea morbida. Il piano B di ci sui parla da tempo è che i semilockdown restino operativi solo su aree meno estese (province) ove siano necessarie misure chirurgiche e non su regioni intere.

Tuttavia, per capire cosa potrebbe accadere occorre scendere nel dettaglio.

Riaperture negozi e centri commerciali come obiettivo

Come riporta Il Corriere della Sera, fino al 3 dicembre ciascuna zona (rossa, arancione o gialla) non potrà beneficiare di alcuna deroga rispetto alle normative esistenti.

Si tratta di voler serrare le fila, per arrivare a dicembre con la minore pressione possibile sui sistemi sanitari. L'auspicio è che, per quella data, non ci siano più zone rosse. Ipotesi plausibile con la prosecuzione del trend attuale che fa segnare un evidente rallentamento della crescita del contagio e magari del raggiungimento di un picco epidemico a breve.

Spostamenti tra comuni: Dpcm difficilmente li consentirà in maniera incondizionata

Immaginando, però, un'Italia senza zone rosse a dicembre si valuta di lavorare su due aperture di considerevole importanza in vista del Natale. Avendo tutta l'Italia in arancione, i negozi al dettaglio non essenziali riaprirebbero ovunque (oggi sono chiusi nelle aree con il rischio più alto). Per loro si sta valutando, inoltre, di allargare l'orario d'apertura, in maniera tale da contingentare gli ingressi, evitare gli affollamenti e magari individuando meccanismi che evitino assembramenti. Stesso destino per i centri commerciali, i quali potrebbero riaprire nel weekend e non solo, come adesso, per le attività essenziali.

Ipotesi, queste, cruciali per l'economia in vista del Natale.

Riaperture Bar e ristoranti: Incognita zone rosse

Bar, ristoranti, pasticcerie e gelaterie sono chiuse in zona rossa ed arancione. Ricordando come l'obiettivo sia quello di non avere zone rosse, la deroga potrebbe riguardare proprio la ristorazione in area arancione dove oggi (come nelle aree in rosso) si può operare solo con asporto o consegna a domicilio. L'ipotesi è quella di consentire l'attività serale al tavolo, ma con protocolli rigidi e probabile intensificazione dei controlli. Limite di quattro persone al tavolo, obbligo di mascherina quando non si è seduti, distanziamento mentre si consuma (al tavolo e al bancone): sembrano questi i punti su cui si lavora.

Resta, però, un interrogativo: ove ci fossero ancora, come si agirà nelle zone rosse? I prossimi sviluppi chiariranno.

Coprifuoco destinato a restare, salvo deroghe per Natale e Capodanno

Nessuna ipotesi di abolizione del coprifuoco al momento. Il divieto di circolare (oggi nazionale dalle 22 alle 5) senza un valido motivo, potrebbe essere disposto solo a partire dalle 23 o alle 24. Resterà, secondo le attuali intenzioni che filtrano, vietato entrare ed uscire da aree rosse ed arancioni. Gli interrogativi restano al momento per la mobilità interna. Nelle aree arancioni non ci si può spostare da un comune all'altro, in quelle rosse è persino vietato la circolazione non autocerficata.

L'obiettivo è fare in modo che non si crei uno spostamento massiccio di persone per le feste.

Basti pensare ai possibili flussi da Nord a Sud, come quelli che si sono visti in estate. Vietate le feste pubbliche e private. Nelle abitazioni non si potrà normare l'afflusso di persone, ma si proverà a spiegare alla popolazione che creare assembramenti nei doimicili è un grave rischio per la diffusione del contagio e per l'incolumità dei soggetti più fragili. Niente da fare, invece, per palestre, sport da contatto e persino impianti sciistici. Su questo punto, però, il confronto è destinato ad aprirsi, considerato che ci sono governatori che vorrebbero salvare la stagione turistica.

Dcpm: 27 novembre data cruciale

Il prossimo 27 novembre i dati di ciascuna regione saranno nuovamente rivalutati sulla base delle ultime due settimane.

I parametri restano 21 e, qualora non dovessero registrarsi scossoni, Lombardia e Piemonte sono destinate alla zona arancione. Potrebbero essere i primi due territori destinati, se dovesse verificarsi un evidente calo della curva e della pressione sui sistemi sanitari, a vedere allentate le restrizioni. Una sorta di antipasto di ciò che potrebbe accadere sette giorni dopo, con un ulteriore e ancor più esteso schiarimento delle 'zone rosse' ed 'arancioni'. Si, perché il 3 dicembre scadrà l'attuale Dpcm e verosimilmente entrerà in vigore quello che traghetterà l'Italia fino a Natale. Un provvedimento che rappresenta un calderone dentro cui entreranno tanti fattori: sociali, religiosi, affettivi ed economici.

Il Natale non è un periodo come tutti gli altri, sotto nessun profilo.

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