Il 13 luglio il Ddl Zan contro l’omotransfobia è arrivato in Aula al Senato, dopo quasi 2 anni di dialogo e mediazioni. Alessandro Zan, primo firmatario della proposta legislativa, presentava questa e le successive date come decisive per la discussione. Sui suoi profili social annunciava “Ciascuno si dovrà assumere la responsabilità di dare al Paese una legge contro i crimini d’odio che l’Italia attende da quasi 30 anni. I voti per approvarla, […] ci sono”. Però così non è stato e si è quasi rischiata la sospensione. Il Senato l‘ha respinta per un solo voto, 136 contrari e 135 favorevoli.

Il provvedimento, dunque, prosegue e gli schieramenti permangono gli stessi: FI, FdI e Lega contro, mentre PD, M5S, LeU a favore del testo approvato dalla Camera. Come ha dichiarato anche Andrea Cangini (FI) "Si è creato un clima spiacevole attorno a questa norma", ma non nel senso in cui lo intende il Senatore, piuttosto quello relativo alle proteste dell’emiciclo e la bagarre che ha portato la Presidente Casellati a puntualizzare che gli Europei erano già stati vinti e non si accettavano cori da stadio.

La discussione si è protratta fino alla scorsa mattina e riprenderà martedì 20 luglio alle ore 12, termine per presentare degli emendamenti. Così è stato deciso dalla conferenza dei capigruppo del Senato, convocata per delineare l’iter del Ddl.

I pareri dell'opposizione: Renzi e IV chiedono modifiche

Quello che è emerso dall’opposizione è la voglia di cambiare, o addirittura eliminare, gli articoli 1, 4 e 7 della proposta. In merito a questo, Matteo Salvini (LN) ha dichiarato “Togliamo dal testo quello che ci divide: bambini, gender nelle scuole, la censura, il bavaglio, la negazione della libertà di pensiero e di parola e la legge viene approvata, prima al Senato e poi alla Camera, entro l’estate”.

Dello stesso parere è Matteo Renzi (IV), che chiede un accordo sugli stessi punti e si mostra fiducioso sull’approvazione del Ddl modificato. La preoccupazione maggiore dei partiti contrari al disegno è quella dell’introduzione forzata dell’ideologia gender nelle scuole. Secondo la loro visione, i bambini verrebbero cresciuti senza l’idea di famiglia tradizionale e questo spaventa molti.

Andando a vedere nel dettaglio questi articoli, il primo introduce l’identità di genere nelle aggravanti da omotransfobia, il 4 specifica che gli atti punibili son solo quelli idonei a determinare un concreto pericolo di violenza o discriminazione (quindi non limita la libertà di pensiero e opinione), mentre il 7 istituisce la “Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia” di cui si potrà parlare anche nelle scuole ma senza nessun obbligo. A questo proposito ha parlato Monica Cirinnà (PD), difendendo a gran voce il testo del Ddl. “Il Ddl Zan cerca di fare cultura […], voi dite che lo fa ideologizzando i bambini, è una fake news, meschina, degradante. Ai giovani […] si cercherà solo di far capire, nel pieno rispetto dell’autonomia scolastica, che le differenze esistono e devono essere rispettate e questo […] lo chiede la Costituzione”.

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Il compromesso non è accettabile per il PD, il testo del Ddl Zan dev'essere approvato interamente

La richiesta di un compromesso è respinta con forza dai partiti favorevoli al disegno di legge. Alessandro Zan (PD) scrive sui social “Inaccettabile togliere Identità di genere, che la Consulta sancisce come diritto fondamentale” e ancora “O si difendono i diritti, tutti […] o si blatera di gender” attaccando Matteo Renzi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni sulla polemica del gender nelle scuole, tema spesso trattato nei salotti televisivi. Zan incalza, specificando “La teoria gender non esiste. È un’invenzione delle destre più becere, che nemmeno loro sanno definire” ricollegandosi ad alcune conferenze (fra cui quella di Fratelli d’Italia di 2 mesi fa) presiedute da Giorgia Meloni, in cui non sapeva dare una definizione di “Gender”.

È importante includere l'identità di genere in una legge come questa, soprattutto perché l'Italia è il paese europeo con il più alto numero di omicidi di persone transgender. I dati di Transrespect versus Transphobia Worldwide e il suo TMM (Trans Murder Monitoring) hanno riportato 36 vittime tra il 2008 e settembre 2016 nel nostro paese.