Giovanni Crosta ha rassegnato le sue dimissioni dalla carica di assessore e vicesindaco di Agrigento. La decisione è stata formalizzata a Palermo l’11 settembre 2026, alle ore 14:00, e giunge a seguito dell'enorme clamore mediatico scatenatosi attorno alla sua persona. Al centro della controversia vi è una casa abusiva situata a Zingarello, ereditata dal padre di Crosta. L'immobile, secondo quanto emerso, sarebbe stato utilizzato in diverse occasioni e su di esso sarebbero stati eseguiti dei lavori edili.
L'avvocato Crosta ha motivato il suo passo indietro con la mancanza della necessaria serenità per poter proseguire il suo mandato amministrativo e operare al meglio nell'interesse della collettività.
Nel suo messaggio di commiato, ha dichiarato: “A seguito dell'enorme clamore mediatico creatosi attorno alla mia persona, ho deciso di rassegnare le mie dimissioni dalla carica di assessore e vicesindaco di Agrigento, non avendo in questo momento la necessaria serenità per portare avanti il mio mandato ed operare al meglio nell'interesse della collettività, come ho fatto fino ad oggi”. La vicenda della casa abusiva, ricevuta in eredità, è stata il fulcro di un acceso confronto politico cittadino.
La posizione di Crosta e il richiamo al rispetto istituzionale
Giovanni Crosta ha fermamente respinto le accuse, definendo l'intera vicenda una strumentalizzazione politica. Ha collegato la sua scelta di dimettersi al profondo rispetto che nutre per le istituzioni e per i cittadini.
“Ritengo fermamente di essere vittima di speculazioni politiche strumentali finalizzate a rompere gli equilibri sino ad oggi in atto”, ha scritto nel suo intervento, sottolineando come il suo passo indietro sia volto a porre fine a quelle che ha definito “sterili polemiche”. L'ex vicesindaco ha inoltre espresso gratitudine agli elettori che gli hanno concesso fiducia e a tutta la cittadinanza per l'affetto e la vicinanza dimostrati in questi giorni difficili.
Il contesto politico e le richieste di Controcorrente
La richiesta di lasciare l'incarico era stata avanzata con forza da Ismaele La Vardera, leader del movimento Controcorrente. Successivamente, lo stesso La Vardera aveva proceduto all'espulsione di Crosta dal movimento.
Il dibattito politico si era intensificato nei giorni precedenti le dimissioni, concentrandosi sulla compatibilità tra la permanenza di Crosta nella giunta e la situazione relativa all'immobile. Controcorrente aveva sollevato obiezioni anche in merito alle dichiarazioni iniziali sull'uso della casa, richiamando in particolare l'utilizzo saltuario dell'edificio in occasione di alcune festività.
Un elemento chiave emerso nel corso della polemica ad Agrigento riguarda la situazione burocratica dell'immobile: sulla casa di Zingarello pende una richiesta di sanatoria che risale al lontano 1985. Questa circostanza ha ulteriormente alimentato il dibattito pubblico e le pressioni politiche che hanno portato alle dimissioni di Giovanni Crosta.