Sigfrido Ranucci ha categoricamente escluso una sua candidatura politica, dichiarando di ritenere di poter essere più incisivo e di “fare più fastidio” nel suo consolidato ruolo di conduttore della trasmissione Report. La sua affermazione, rilasciata il 9 settembre 2026 a Roma, durante la festa di Avs e in occasione della presentazione del suo libro, “Il ritorno della casta”, ha rappresentato il fulcro del suo intervento ed è stata perentoria: “In politica non mi candido perché do più fastidio come conduttore di Report”. Il giornalista ha inoltre ribadito la sua intenzione di lottare “fino all'ultimo” per il suo possibile reintegro nella trasmissione, un obiettivo che intende perseguire con determinazione.

La questione del reintegro

Ranucci ha confermato l'esistenza di concrete possibilità per il suo reintegro a Report, prospettiva strettamente legata a un ricorso legale attualmente in preparazione da parte del suo avvocato. Ha sottolineato che questa è la strada su cui intende insistere con fermezza, chiarendo che la vicenda non deve essere in alcun modo interpretata come un'apertura a un impegno politico. In caso di mancato reintegro, ha aggiunto che “farà un’altra cosa da un’altra parte”, ribadendo il suo rifiuto della candidatura e la volontà di proseguire la sua battaglia professionale per la presenza a Report.

Il percorso professionale e il legame con Report

La decisione di Sigfrido Ranucci di non intraprendere una carriera politica è profondamente radicata nel suo lungo percorso professionale all'interno della Rai.

Entrato nell'azienda nel 1990, ha operato come inviato per il Tg3 e RaiNews 24, realizzando inchieste di grande impatto su temi complessi come il traffico illecito di rifiuti, la mafia, gli scenari internazionali e i contesti di guerra. Il suo legame con Report si è consolidato dal 2006 come coautore di Milena Gabanelli, per poi assumere il ruolo di autore e conduttore dal dicembre 2016. Questo profondo radicamento nel programma e nel suo ruolo di conduttore è la motivazione centrale della sua mancata candidatura politica, preferendo l'incisività e l'autonomia del giornalismo d'inchiesta.