Il 12 settembre 2026, Alberto Trentini è intervenuto al Festival della Politica di Mestre, tenutosi nel Chiostro del Museo M9, dopo la sua liberazione avvenuta a seguito di quasi 14 mesi di detenzione in Venezuela. Il cooperante, originario del Lido di Venezia, ha espresso profonda gratitudine per la costante scorta mediatica che ha mantenuto alta l'attenzione sulla sua vicenda durante i mesi di prigionia, e ha richiamato l'attenzione della comunità internazionale sulle numerose persone ancora detenute nelle carceri venezuelane.
Nel suo toccante intervento, Trentini ha pronunciato parole forti, sottolineando che «l'attenzione internazionale è l'unica assicurazione sulla vita, il silenzio è l'arma del regime».
Sul palco, accanto a lui, erano presenti figure di rilievo come Nicola Pellicani, direttore del Festival, e Beppe Giulietti dell’associazione Articolo 21. Il cooperante ha denunciato la persistenza di 328 detenuti politici, indicandoli come vittime di sparizione forzata, rapimento o utilizzati come pedine di scambio dal governo venezuelano.
Il racconto della dura detenzione
Trentini, un operatore umanitario con un'esperienza ventennale maturata in cinque continenti, ha offerto una dettagliata ricostruzione del funzionamento della macchina repressiva del regime venezuelano. Ha citato esplicitamente il Sebin, il Servizio bolivariano di intelligenza militare, e la Dgcim, la Direzione generale di controspionaggio, collegandoli a pratiche di arresto in cui le valutazioni da parte delle autorità non rispettano i tempi stabiliti dalla legge.
Ha ricordato che la normativa prevede un limite di 62 ore, mentre nel suo caso sono trascorsi ben tre mesi prima di qualsiasi valutazione.
Il cooperante ha inoltre descritto la sistematica mancanza dell’habeas corpus, l’isolamento prolungato e l’annullamento della persona, pratiche volte a minare la dignità e l'identità dei detenuti. Ha evidenziato l'assenza di avvocati privati e la conduzione di processi irregolari, che spesso culminano in condanne fino a 30 anni per accuse gravi come presunta cospirazione, terrorismo e tradimento della patria. Le condizioni carcerarie, come quelle riscontrate nelle celle del Rodeo I, sono state descritte come estreme: spazi di soli due metri per quattro, invasi da scarafaggi, con l'acqua disponibile da un rubinetto collocato direttamente sopra una latrina.
Nel suo racconto, Trentini ha aggiunto con amarezza: «Le persone sono impegnate a sopravvivere senza sparire».
Il ritorno al Festival e la speranza per il futuro
Il Festival della Politica ha accolto Alberto Trentini in un contesto significativo, ricordando come un anno prima, dallo stesso Chiostro del Museo M9 di Mestre, fosse stato lanciato un accorato appello per la sua liberazione. L'edizione 2026 della rassegna, che si svolge a Mestre dal 9 al 13 settembre, è dedicata al tema profondo de «Le ragioni della speranza». Il programma, promosso dalla Fondazione Gianni Pellicani, ha previsto un ricco calendario con oltre 100 ospiti e 43 appuntamenti.
Nonostante le terribili esperienze vissute, Trentini ha espresso la sua ferma volontà di guardare avanti, affermando: «Voglio tornare a fare l'operatore umanitario».
Questa dichiarazione sottolinea la sua resilienza e il desiderio di riprendere il suo impegno a favore dei diritti umani e dell'assistenza, un simbolo di speranza e dedizione che risuona con il tema stesso del Festival.