Alberto Urpi, consigliere regionale di Sardegna al Centro 20Venti, ha presentato una significativa proposta riguardante la transizione energetica in Sardegna. L'iniziativa, lanciata da Sanluri il 12 settembre 2026, mira a garantire che almeno 2 dei 6 GW di produzione energetica assegnati all'isola entro il 2030 siano realizzati tramite impianti di proprietà pubblica. Questa visione strategica pone la Regione, gli enti locali e le società pubbliche regionali al centro della costruzione e gestione dei nuovi impianti, con l'obiettivo primario di affidare ai territori una quota sostanziale della produzione di energia rinnovabile prevista per i prossimi anni.

La proposta di Urpi si radica nella ferma convinzione che sia indispensabile definire con chiarezza il ruolo della Sardegna nel percorso della transizione energetica. Il consigliere regionale ha sottolineato che «la transizione energetica oggi non è un'opzione, ma è una strada obbligata e la Sardegna deve decidere come percorrerla una volta per tutte». La quota di almeno 2 GW, come specificato nella sua iniziativa, si riferisce a impianti che non verrebbero gestiti da soggetti privati, bensì da entità pubbliche, la cui individuazione e il cui finanziamento sarebbero a carico della Regione stessa.

Il ruolo strategico di Regione ed enti locali

Il fulcro della proposta prevede che la Regione Sardegna si faccia carico del finanziamento per la realizzazione di questi impianti.

I soggetti beneficiari di tali finanziamenti sarebbero diversi enti pubblici e territoriali, tra cui Comuni, Province, la Città metropolitana, Consorzi industriali e altri enti locali. Vengono inoltre menzionate società interamente pubbliche della Regione, come Enas, Abbanoa e Igea, quali potenziali attori chiave. L'intento è che la costruzione e la successiva proprietà degli impianti siano affidate a questi soggetti pubblici, garantendo così un controllo e un beneficio diretto per la comunità sarda.

Per sostenere economicamente questa visione, Urpi ha individuato diverse fonti di finanziamento già disponibili nel contesto regionale e nazionale. Tra queste, ha citato la vertenza sulle entrate, i Fondi FSC (Fondo Sviluppo e Coesione) e le risorse del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza).

Secondo l'impostazione del consigliere, una porzione di questi fondi potrebbe essere strategicamente impiegata per la creazione di un robusto patrimonio pubblico nel settore energetico. Nel delineare le priorità di spesa, Urpi ha enfatizzato la necessità di convogliare risorse verso la realizzazione di impianti considerati strategici per la Sardegna, promuovendo un coinvolgimento attivo di Comuni, Unioni dei Comuni e Province.

La proposta di Urpi attribuisce agli enti locali un ruolo operativo e di primo piano nella produzione di energia rinnovabile. Il consigliere ha argomentato che Comuni, Unioni dei Comuni e Province possiedono una conoscenza approfondita dei territori e sono quotidianamente impegnati nella gestione di servizi e infrastrutture essenziali per i cittadini. Da questa profonda conoscenza e vicinanza al territorio, deriva l'indicazione della loro importanza strategica nel processo di transizione energetica.