I consiglieri regionali Angelo Chiorazzo e Giovanni Vizziello, esponenti di Basilicata Casa Comune, hanno presentato un'interrogazione urgente in merito al blocco del Data Center della Regione Basilicata. L'iniziativa giunge a seguito di giorni di gravi disagi che hanno paralizzato servizi essenziali in tutta la regione, con particolare impatto sul settore sanitario.
La dichiarazione, diffusa a Potenza il 1° ottobre 2026, evidenzia la gravità della situazione. I consiglieri hanno affermato: “Quattordici milioni di euro investiti nel Data Center di Potenza, ulteriori risorse per il Disaster Recovery di Matera e servizi essenziali bloccati per giorni.
Bardi spieghi ai lucani cosa è realmente accaduto, perché e cosa si sta facendo affinché non accada di nuovo”. Chiorazzo e Vizziello chiedono al presidente Bardi di fornire chiarimenti pubblici e dettagliati sull'accaduto, sulle cause tecniche, sulle anomalie registrate e sulle misure adottate per prevenire futuri blocchi.
Richiesta di audizione e investimenti sotto esame
L'interrogazione urgente dei consiglieri di Basilicata Casa Comune segue una precedente richiesta di audizione in Commissione del direttore generale per l'amministrazione digitale, Michele Busciolano. L'obiettivo è fare piena luce sul funzionamento del Data Center regionale e sulle ragioni che hanno portato alla paralisi dei servizi essenziali.
Chiorazzo e Vizziello richiamano le dichiarazioni di Busciolano rilasciate poco prima del blocco, nelle quali il direttore generale aveva sottolineato l'attenzione del presidente Bardi ai temi della cybersecurity e del Data Center. In quelle occasioni, Busciolano aveva quantificato in 14 milioni di euro gli investimenti sull'infrastruttura di Potenza. Di fronte a tali premesse, i consiglieri ritengono indispensabile ottenere risposte concrete sulla gestione dell'incidente e sull'efficacia delle risorse impiegate.
Servizi essenziali in ginocchio e l'ipotesi di attacco informatico
Il blocco del Data Center regionale ha compromesso per oltre 24 ore servizi cruciali, mettendo in ginocchio l'intera Basilicata.
Le prestazioni sanitarie, le prenotazioni e le attività delle strutture mediche hanno subito pesanti disagi. I consiglieri sottolineano che è inaccettabile che un'infrastruttura così strategica, su cui la Regione ha investito decine di milioni di euro negli anni, possa andare in tilt con conseguenze tanto gravi per i cittadini e gli operatori.
I consiglieri di Basilicata Casa Comune non si accontentano di comunicazioni generiche e chiedono di ricostruire le cause e la cronologia delle anomalie, incluse quelle registrate prima del 28 settembre. Vogliono sapere cosa ha provocato il blocco, perché i sistemi di continuità operativa non abbiano evitato la paralisi e quali siano i tempi necessari per il completo ripristino.
Viene richiesta anche chiarezza sulle diverse ricostruzioni circolate, compresa la grave ipotesi di un attacco informatico.
Trasparenza e responsabilità: la richiesta di documentazione
Per fare piena luce sulla vicenda, Chiorazzo e Vizziello chiedono che venga acquisita la relazione tecnica sull'incidente, insieme alla documentazione sugli investimenti effettuati, sui contratti di gestione e manutenzione e sui sistemi di sicurezza, backup e disaster recovery del Data Center. L'obiettivo è verificare l'efficacia di tali sistemi, accertare eventuali responsabilità e quantificare i costi e le conseguenze del blocco, a partire dalle prestazioni sanitarie rinviate.
Viene criticata la gestione della comunicazione da parte del Governo regionale: “È singolare che esponenti del Governo regionale siano pronti a realizzare video autocelebrativi per ogni annuncio e, quando invece per giorni si bloccano servizi essenziali, nessuno ci metta la faccia, lasciando parlare comunicati impersonali dell'Ufficio stampa regionale”.
I consiglieri sottolineano che un blocco informatico che compromette l'accesso alle prestazioni sanitarie non può essere liquidato come un semplice problema tecnico.
Angelo Chiorazzo e Giovanni Vizziello concludono ribadendo la ferma intenzione di andare “fino in fondo” sulla questione. “Se dovesse emergere che allarmi o anomalie sono stati sottovalutati o che non si è intervenuti tempestivamente, nessuno pensi di liquidare tutto come un normale disservizio. I lucani hanno diritto di sapere cosa è successo e chi ne dovrà rispondere”. Il Consiglio regionale e i cittadini attendono risposte chiare su come siano state impiegate le ingenti risorse pubbliche e chi dovesse garantire l'operatività di servizi così vitali.