Il Consiglio Valle, riunitosi ad Aosta il 7 ottobre 2026, ha respinto una mozione presentata dal gruppo Avs che mirava a introdurre misure più restrittive nell'ambito della caccia. La proposta di Avs chiedeva specificamente la sospensione o la limitazione del prelievo venatorio per le specie maggiormente vulnerabili, l'adozione di restrizioni più immediate sulle munizioni contenenti piombo e una completa riorganizzazione dei censimenti faunistici, da condurre secondo criteri di terzietà e validazione scientifica, con l'obiettivo di una gestione più consapevole della fauna.
L'esito della votazione ha evidenziato una netta opposizione alla mozione, che si è conclusa con 32 astensioni. Queste sono state espresse dai gruppi Uv, Ca, Fi, Pd-Fp, Lega VdA, La Renaissance, FdI e AdC, rappresentando una larga maggioranza dell'assemblea. I soli tre voti favorevoli sono pervenuti dai membri del gruppo Avs, promotore dell'iniziativa, sottolineando la divisione sulla questione.
Nel corso della discussione, sono state indicate alcune delle specie considerate particolarmente sensibili e per le quali si richiedevano interventi specifici: tra queste figurano la lepre variabile, la pernice bianca, il gallo forcello e la coturnice. La capogruppo di Avs, Chiara Minelli, ha motivato la mozione sottolineando la necessità di basare le decisioni in materia di gestione faunistica su solide evidenze scientifiche e sull'applicazione rigorosa del principio di precauzione, ritenuti essenziali per la tutela ambientale.
Le proposte di Avs per la gestione venatoria
La mozione avanzata da Avs si articolava su tre ambiti principali, ciascuno con implicazioni significative per la gestione venatoria regionale. Il primo punto sollecitava un intervento diretto sul prelievo delle specie considerate più vulnerabili, proponendo l'introduzione di sospensioni totali o di severe limitazioni. Il secondo aspetto riguardava l'urgenza di adottare restrizioni più incisive per le munizioni contenenti piombo, al fine di mitigarne l'impatto ambientale e sulla fauna. Infine, il terzo punto si concentrava sulla riorganizzazione dei censimenti faunistici, per i quali Avs chiedeva l'applicazione di criteri di terzietà e una validazione scientifica inequivocabile, garantendo maggiore affidabilità ai dati raccolti per le future decisioni.
Minelli ha ulteriormente argomentato che la gestione della fauna selvatica non può essere ridotta alla mera definizione di quote di abbattimento. La capogruppo ha posto l'accento sul valore intrinseco delle specie alpine, riconoscendole come un elemento qualificante della biodiversità locale e un pilastro del patrimonio naturale della Valle d’Aosta. In questo contesto, Avs ha sollevato un quesito più ampio, interrogandosi non solo sulle modalità tecniche dei piani di gestione, ma anche sull'opportunità stessa di consentire il prelievo venatorio per determinate specie, in considerazione del loro ruolo ecologico e della loro importanza per l'identità territoriale e turistica della regione.
La replica della Giunta regionale sul Piano faunistico
La posizione ufficiale della Giunta regionale è stata esposta dall'assessora all'Agricoltura e Risorse naturali, Speranza Girod. Nel suo intervento, l'assessora ha fatto riferimento al Piano regionale faunistico-venatorio, un documento già in essere, affermando con decisione che “gli impegni proposti sono già disciplinati dal piano regionale faunistico-venatorio”. Questa dichiarazione ha suggerito che,secondo la Giunta, le richieste avanzate da Avs fossero, in larga parte, già contemplate o gestite dalle normative e dalle strategie regionali esistenti in materia di caccia e conservazione della fauna, rendendo superflua la mozione.