Da Pristina, il 14 ottobre 2026, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha delineato una visione strategica che lega indissolubilmente la sicurezza dei Balcani alla protezione del territorio nazionale italiano. A margine della cerimonia per il cambio al comando della missione Kfor, il ministro ha avanzato l’ipotesi di installare una rete di radar nell’area balcanica, con l’obiettivo primario di salvaguardare sia i Paesi della regione sia l’Italia da future minacce.
L’intervento di Crosetto ha sottolineato come il ritorno di un comando italiano, con il generale Roberto Vergori alla guida della Kfor, rappresenti un impegno destinato a persistere, anche in un contesto di progressiva riduzione della presenza della missione in Kosovo.
Il ministro ha enfaticamente definito i Balcani come un “punto di riferimento per la nostra sicurezza” nazionale, evidenziando la necessità di garantire la stabilità dei Paesi dell’area e di sfruttare strategicamente il loro territorio per una copertura radar efficace contro potenziali pericoli.
La strategia dei radar contro le minacce ad alta velocità
Nel suo discorso, il ministro Crosetto ha richiamato l’attenzione sulle nuove tipologie di minacce, citando esplicitamente gli attacchi missilistici che hanno colpito aeroporti in Arabia Saudita. Questi episodi, attribuiti agli Houthi, sono stati presentati come esempi concreti di pericoli caratterizzati da una velocità estrema, stimata in 8.500 chilometri all’ora.
Tale dato è stato utilizzato per illustrare la natura delle sfide che, a suo giudizio, tutti i Paesi dovranno affrontare nel prossimo futuro.
La risposta operativa a queste minacce, secondo Crosetto, risiede nella necessità di “presidiare anche i Paesi di confine”, oltre ai tradizionali Paesi amici. L’obiettivo è costruire, in collaborazione con queste nazioni, una robusta difesa collettiva contro i rischi missilistici ad alta velocità. La prospettiva delineata dal ministro mira quindi a estendere la funzione di sorveglianza e difesa ben oltre i confini nazionali italiani.
I radar nei Balcani sono stati descritti come strumenti essenziali per una difesa congiunta, capaci di proteggere sia le nazioni balcaniche sia l’Italia.
Questo approccio si inserisce in un quadro più ampio in cui la sicurezza dei confini e dei Paesi alleati viene considerata parte integrante di una protezione comune e rafforzata contro le minacce missilistiche emergenti.
Il cambio al comando della missione Kfor
La cerimonia svoltasi a Pristina ha formalizzato l’avvicendamento al comando della Kfor, la missione di peacekeeping guidata dalla NATO in Kosovo. In questo contesto, il generale italiano Roberto Vergori ha assunto la guida della forza, succedendo al generale turco Özkan Ulutaş, il cui mandato si è concluso a metà ottobre 2026. La missione Kfor opera in Kosovo dal giugno 1999, basando il proprio mandato sulla risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e continua a svolgere un ruolo cruciale per la stabilità regionale.