A Palermo, il primo ottobre 2026, la commissione Bilancio dell’Assemblea regionale siciliana ha approvato a maggioranza un emendamento destinato a reintrodurre compensi e rimborsi per gli incarichi legati alle ex Province, ora denominate Liberi Consorzi. Questa decisione ha immediatamente scatenato polemiche, come anticipato dal titolo e sottotitolo. La norma, proposta dal capogruppo di Fratelli d’Italia Giorgio Assenza, estende i benefici ai presidenti delle sei ex Province e ai consiglieri, includendo specificamente quelli delle città metropolitane di Palermo, Catania e Messina.
Nello specifico, il testo approvato in commissione delinea un quadro di nuove voci di spesa: prevede indennità di carica per i presidenti dei sei enti ex provinciali, rimborsi per le spese di viaggio dei consiglieri e la retribuzione di assenze e permessi. L’emendamento ha superato il vaglio della commissione Bilancio con un voto a maggioranza, registrando anche il parere favorevole del Partito Democratico. Le forze politiche M5s e Controcorrente hanno espresso il loro netto dissenso, votando contro la misura. Affinché la norma acquisisca carattere definitivo, sarà necessario il suo passaggio e l’approvazione da parte dell’Aula parlamentare.
Le critiche e la polemica politica
L’approvazione dell’emendamento ha immediatamente innescato una forte polemica politica, con aspre critiche da parte dell’opposizione.
I deputati del Movimento 5 Stelle, Nuccio Di Paola, Roberta Schillaci e Angelo Cambiano, hanno fermamente contestato la misura, collegandola direttamente all’aumento dei costi per i presidenti e i consiglieri dei Liberi Consorzi. La loro presa di posizione è stata rafforzata dall’espressione incisiva “Mentre la Sicilia affoga”, utilizzata per evidenziare il difficile contesto economico che affligge famiglie e imprese, soprattutto a fronte della precedente bocciatura di altri emendamenti per mancanza di fondi.
Anche il gruppo Controcorrente ha manifestato la propria opposizione con un voto contrario, per voce dei suoi esponenti Ismaele La Vardera, José Marano, Alessandro De Leo e Carlo Gilistro.
Essi hanno etichettato la misura come “un emendamento vergognoso”, sottolineando come la loro ferma contrarietà sia motivata dall’introduzione di nuove voci di spesa per gli organi delle ex Province, in un momento di presunta austerità.
Il contesto istituzionale e il ritorno al voto
Il dibattito sui compensi si inserisce in un più ampio percorso istituzionale che ha interessato gli enti derivati dalle ex Province siciliane. L’Assemblea regionale siciliana aveva già precedentemente approvato il ritorno all’elezione diretta dei presidenti dei Liberi Consorzi, dei sindaci metropolitani e dei consiglieri degli enti collegati alle ex Province. È stato proprio in quel contesto che era stato prefigurato anche il ripristino delle indennità per i presidenti e dei rimborsi spese per i consiglieri, delineando un quadro di progressiva reintroduzione di costi politici.
Nel dibattito che ha accompagnato il ritorno al voto diretto per questi enti intermedi, il centrodestra ha rivendicato con forza la misura, presentandola come un decisivo superamento della riforma Cro.