Sarà sufficiente soffiare attraverso uno spettrometro di massa – oppure aprire la bocca per un prelievo di saliva – per riuscire a individuare patologie legate al fegato, disfunzioni renali, infezioni gastrointestinali, diabete, asma, e taluni tipi di tumore, e persino – secondo una ricerca francese – la propensione a sviluppare l’obesità.

È quanto emerge da uno studio italiano pubblicato dalla rivista inglese British Journal of Surgery. E pure il medico Raed A. Dweik, del Cleveland Clinic’s Lerner Research Institute, condivide i risultati di tali studi, in quanto, secondo il ricercatore americano, se esiste un test in grado di determinare l’insorgere di malattie attraverso il sangue, parimenti, potenzialmente ciò può avvenire con il respiro, a condizione vi sia un componente volatile.

In futuro, dunque, gran parte dei test diagnostici dovrebbero essere poco invasivi. E diminuiranno quindi le Tac, le radiografie e le biopsie, con una sensibile riduzione dell’impatto sui pazienti, e con un ragguardevole  risparmio per il servizio sanitario nazionale.

Il test del respiro viene già applicato per diagnosticare l’infezione da Helicobacter Pylori. Ma le potenzialità sono maggiori: poiché il respiro è paragonabile quasi a un’impronta digitale e, oltre a contenere ossigeno, anidride carbonica e azoto, è costituito anche da composti volatili e non, microscopiche particelle di proteine, peptidi, anticorpi e Dna. Complesso di elementi che, misurati per mezzo di apparecchiature, sarebbero in grado di evidenziare un’infinità di particolari.

E secondo un altro studio, portato a termine da ricercatori israeliani e altri di un istituto del Colorado, e pubblicato di recente dal Journal of Thoracic Oncology, analizzando il respiro si scoprirebbero, con una certezza dell’88%, noduli polmonari maligni, e si stabilirebbero anche di che tipo di tumore si tratta e di lo stadio della malattia. Mentre una quantità rilevante di idrogeno nel respiro starebbe ad indicare una sindrome dell’intestino irritabile, l’individuazione di composti alcalini e metilalcalini dovrebbero predire il rigetto qualora si trattasse di trapianto di cuore.

Per quanto concerne, invece, l’esame della saliva, si eseguono già oggi alcuni test per verificare l’uso di sostanze stupefacenti o virus, come ad esempio l’Hiv, ma uno studio effettuato al congresso dell’American Association for Dental Research, ha constatato che le classi dei potenziali biomarcatori sono innumerevoli e le applicazioni ancora più vaste: possono aiutare a scoprire patologie quali lo stress, la fibrosi cistica o peridontite, malattie endocrinologiche.

Uno studio del Dna può rivelare infezioni batteriche o tumore alla testa o al collo; la presenza di immunoglobuline può diagnosticare infezioni virali, epatite B o C o Hiv. Gli studi descritti richiederanno ancora qualche anno di impegno e notevoli investimenti, ma indubbiamente la strada intrapresa porterà a nuovi e importanti progressi.