Che le bibite gasate, anche se in versione diet o light (cioè senza zuccheri: ma sarà poi vero?), non siano l’ ideale per una dieta sana ed una forma fisica invidiabile lo sanno ormai in molti, ma che addirittura potessero essere un fattore di rischio per la depressione nessuno se lo aspettava.
Eppure è questo che si deduce dai risultati di una recente ricerca della National Institutes of Health in Research Triangle Park del Nord Carolina, durata più di dieci anni e che ha coinvolto ben 260.000 persone con un’ età compresa, al momento dell’ inizio dell’ imponente studio, tra i 50 ed i 71 anni: la relazione verrà presentata a breve durante l’ annuale meeting della American Academy of Neurology, a marzo nella città californiana di San Diego.
I risultati sembrerebbero chiari: nel gruppo di persone studiate, dopo i dieci anni di monitorizzazione sono stati evidenziati ben 11.000 casi di depressione; incrociando i dati è emerso che tra i forti consumatori di bibite diet (circa quattro bicchieri al giorno di bevande gassate) il rischio di ammalarsi di depressione sarebbe del 38% superiore che per chi non abusa di tali prodotti. Sempre lo stesso studio ha evidenziato come il consumo quotidiano di caffè e di the, soprattutto se amaro, ridurrebbe tale rischio del 10%.
C’è comunque da aggiungere che, senza sapere bene ipotesi e tesi della ricerca (per questo occorrerà aspettare il meeting di San Diego a marzo), è anche plausibile pensare che chi soffre di depressione cerchi, in alcuni casi, un “conforto” nel consumo di cibi e bevande che appaghino al momento la propria persona: è noto infatti che gli zuccheri (anche quelli industriali come nel caso delle cosiddette bibite light), o anche solo la stimolazione dei recettori di carboidrati tramite sapori artificialmente zuccherini, liberino nel corpo le endorfine, degli ormoni che regolano l’ umore.