A Cernobbio si è da poco concluso un evento mondiale sul tema dell'oncologia interventistica dal titolo Interventional Oncology Sans Frontiéres Congress. L'obiettivo del congresso è stato quello di fare il punto della situazione sulle nuove tecniche a nostra disposizione per la lotta al cancro e valutare i risultati ottenuti grazie al loro impiego.

Questa nuova frontiera della medicina chirurgica risale a poco più di trent'anni fa, quando nel resto del mondo pochi credevano che potesse essere la risposta per risolvere i lunghi tempi di degenza e i costi altissimi per gli interventi tradizionali di rimozione del tumore.

A crederci e ad investire sul progetto è stata l'Italia e oggi, a distanza di circa dieci anni dall'introduzione di questa nuove tecniche nella pratica clinica, si può iniziare a tirare le somme e valutarne i risultati. Le nuove tecniche utilizzate contro il cancro permettono di operare senza l'utilizzo del bisturi. Vengono utilizzate le microonde, la radiofrequenza e le vibrazioni elettromagnetiche, che non lasciano cicatrici, riducendo notevolmente i tempi di ricovero e i costi.

La storia dell'oncologia interventistica iniziò con le microinfiltrazioni di alcool all'interno della massa tumorale di paratiroidi e del fegato. Si trattava di portare un 'killer' all'interno della capsula del tumore e la tecnica venne perfezionata con l'inserimento di una sonda elettrodo che emetteva un calore intenso in grado di 'cuocere' il tumore.

In principio le nuove tecniche venivano impiegate sulle lesioni minime, mentre oggi si è passati a trattare zone più vaste fino a 4 o 5 centimetri. Nel prossimo futuro diventerà sempre più frequente l'utilizzo di ultrasuoni, microonde, radiofrequenza e apparecchi di crioterapia.