La grande scoperta prende il nome di Sofosbuvir ed è un principio attivo in grado di mettere definitivamente fuori combattimento il virus dell'epatite C impedendone la replicazione. Quello che costituisce una vera e propria rivoluzione in campo medico per quanto riguarda la cura di questa patologia, è il fatto che la terapia con il sofosbuvir consente di ottenere un alto tasso di guarigione anche senza interferone e quindi con meno effetti collaterali rispetto a tutte le altre possibilità terapeutiche oltre che con un ciclo di cura più breve.
Questo nuovo farmaco immesso in commercio con il marchio "Sovaldi", è disponibile in compresse da 400 mg e, come sottolineato da Antonio Craxì, direttore di Gastroenterologia ed Epatologia dell'Ospedale di Palermo, permette di eliminare il virus nell'arco di 3, massimo 6 mesi; inoltre è un farmaco ben tollerato ed è indicato per tutti i pazienti affetti da epatite C senza distinzione di genotipo; naturalmente risulta particolarmente indicato per coloro sui quali non si può intervenire con l'interferone.
In Italia la sperimentazione è stata condotta dall'unità di Epatologia dell'ospedale "Casa Sollievo della Sofferenza" di San Giovanni Rotondo, a cura della dottoressa Alessandra Mangia e del suo gruppo. I risultati sono sensazionali. "La rivoluzione principale sta nell'assenza di effetti collaterali del farmaco" sostiene la dottoressa Mangia, "l'interferone ha molti effetti collaterali e spesso i pazienti rifiutano di sottoporsi alla terapia per timore delle limitazioni che esso potrebbe apportare alla qualità della loro vita". A differenza della terapia con interferone che si assume con iniezioni sottocute, il sofosbuvir si assume oralmente per solo 12 settimane ed, essendo un inibitore diretto dell'Hepatitis C virus che agisce sulla proteasi NS5B, impedisce la replicazione del virus.
Al congresso dell'AASLD (American Association for the Study of liver Diseases) tenutosi a Washington dal 1 al 5 Novembre 2013 sono emersi anche altri aspetti terapeutici rivoluzionari. Si è evidenziato che Sofosbuvir e Ribavirina insieme sono in grado di dare risposte terapeutiche elevate anche ai pazienti affetti contemporaneamente da HCV e HIV; inoltre è emersa la possibilità di trattare con successo tanto i pazienti in attesa di trapianto di fegato, per prevenire la reinfezione, quanto i pazienti già trapiantati e re-infettati.