La notizia apparsa di recente su tutte le maggiori riviste scientifiche, divulgatasi poi online velocemente, a prima vista sembra piuttosto voler pubblicizzare la trama dell'ultimo film di fantascienza, ma non è così. Sepolto e recentemente emerso dai terreni ghiacciati denominati "permafrost", a causa del riscaldamento globale, hanno conservato uno dei più grandi virus esistenti al mondo.

Il team di ricercatori della Marseille University di Marsiglia in Francia hanno scoperto il risveglio, dopo trentamila anni, di Pithovirus sibericum. Nome che deriva dal Greco phitos ossia la leggendaria anfora che conteneva tutti i mali del mondo, donata dagli dei a Pandora.

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Virus così grandi si pensava ormai fossero completamente estinti, e questo fa in ogni caso ipotizzare che con l'ulteriore scioglimento dei ghiacci possano risvegliarsi altri giganti sepolti, potenzialmente pericolosi sia per l'uomo che per gli animali.

Ovviamente non si tratta di un virus che per dimensioni somiglia ad un grosso animale preistorico, parliamo sempre di "giganti" visibili soltanto al microscopio ma che possono di gran lunga superare il millesimo di millimetro.

Virus Phitovirus Siberia
Virus Phitovirus Siberia

Appena un anno fa lo stesso team di ricercatori aveva scoperto un altro gigante dei ghiacci, il "Pandoravirus"che, come il sibericum era a forma di anfora. Per rendere l'idea delle diversità e complessità genetiche che caratterizzano questi virus, basti pensare che quello dell'HIV contiene circa 12 geni mentre il Pithovirus è composto da ben 500 geni e il Pandoravirus scoperto un anno fa ne contiene circa 2.500.

La scoperta sensazionale, per fortuna, non si è rivelata dannosa per l'uomo e per gli animali.

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Ma le preoccupazioni dei ricercatori sono serie e reali. A causa del riscaldamento globale il permafrost infatti, potrebbe far "resuscitare" ulteriori virus patogeni, ma questa volta letali per l'uomo. I virus scoperti infatti non sono solo più grandi ma molto più resistenti di altri, e in ambienti particolarmente favorevoli la loro conservazione ed il relativo sviluppo potrebbero renderli davvero invulnerabili.

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